L'attacco è iniziato: le forze israeliane hanno dichiarato Gaza City “zona di guerra” e avviato le operazioni militari, scatenando l'ira di Hamas che promette «un bagno di sangue» per i soldati dello Stato Ebraico. Sulla testa dei palestinesi piove poi la bomba diplomatica lanciata dagli americani, che hanno deciso di revocare i visti ai rappresentanti dell'Autorità nazionale palestinese, compreso il presidente Abu Mazen, chiudendogli la porta in faccia alla vigilia della prossima Assemblea Onu.

L’ANNUNCIO – «In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi, alle ore 10, la pausa tattica locale delle attività militari (per la distribuzione degli aiuti) non si applicherà all'area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento», ha annunciato in mattinata l'esercito israeliano. Poche ore dopo, il portavoce Avichay Adraee precisava che «non stiamo aspettando, abbiamo iniziato le prime fasi dell'attacco contro Gaza City», mentre negli stessi minuti i corrispondenti di al Jazeera in città riferivano di «migliaia di sfollati in fuga sotto un cielo oscurato dal fumo dei bombardamenti». 

L'Idf sta pesantemente martellando le periferie dove opera "con grande forza". Il piano di occupazione di Israele della Striscia di Gaza «avrà un effetto devastante sulla sua leadership militare e politica», e «l'esercito nemico pagherà il prezzo con il bagno di sangue dei suoi soldati», ha minacciato Abu Obeida, portavoce del braccio armato di Hamas, le brigate Qassam.

Gli ostaggi «corrono gli stessi rischi dei combattenti palestinesi», ha aggiunto sinistramente in un messaggio in cui avverte che «se moriranno la responsabilità sarà del governo israeliano».

I militari israeliani, che rivendicano l'uccisione del presunto leader dell'Isis nella Striscia, assieme agli operativi dello Shin Bet hanno recuperato il cadavere dell'ostaggio Ilan Weiss, 56enne ucciso alle prime ore del 7 ottobre di due anni fa nel corso dell'attacco al Kibbutz Beeri. La moglie Shiri e la figlia Noga, rapite da Hamas, sono state liberate nell'ambito dell'accordo del novembre 2023. I resti di un altro cadavere, probabilmente un altro ostaggio, sono in corso di identificazione.

E mentre a Gaza si continua incessantemente a morire, il bilancio delle vittime ha sfondato il tetto dei 63mila palestinesi uccisi, compresi oltre 300 a causa della fame, la Casa Bianca con una mossa a sorpresa chiude la porta dell'Onu all'Anp.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato la revoca dei visti ai membri dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) e dell'Autorità Palestinese (Anp) in vista dell'imminente Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le due organizzazioni, recita la nota del Dipartimento di Stato Usa, «devono ripudiare sistematicamente il terrorismo - incluso il massacro del 7 ottobre - e porre fine all'incitamento al terrorismo nell'istruzione». I suoi rappresentanti devono poi «porre fine ai tentativi di aggirare i negoziati attraverso campagne internazionali, inclusi appelli alla Cpi, e sforzi per ottenere il riconoscimento unilaterale di un ipotetico Stato palestinese». Richiesta, quest'ultima, che suona beffarda per i responsabili palestinesi con base a Ramallah. "La decisione Usa sui visti è illegale", tuona il presidente dell'Anp Abu Mazen.

Sulla questione statuale della Palestina è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Noi riteniamo che si possa arrivare a costruire lo Stato palestinese attraverso un'azione simile a quella dell'Unifil, una missione militare sotto le bandiere delle Nazioni Unite e siamo disposti a parteciparvi», ha detto il responsabile della Farnesina precisando di puntare a «una missione a guida araba». 

(Unioneonline)

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