Coppa d’Asia: le calciatrici iraniane non cantano l’inno. Poi il dietrofront: «Minacciate dal regime»
Gesto di protesta delle giocatrici impegnate nel torneo in Australia. Etichettate in patria come «traditrici» hanno rimediato con il saluto militare, ma ora si temono ritorsioni(Ansa)
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Preoccupazione per le calciatrici della nazionale iraniana, impegnate in Australia nella Coppa d’Asia. L’origine della tensione nascerebbe dal match dello scorso 2 marzo quando, a pochi istanti dal fischio di inizio del match contro la Corea del Sud, le calciatrici avevano deciso di restare in silenzio durante l’inno nazionale. Un gesto di protesta che non è passato inosservato in Iran, in particolare alla tv di stato, dove le atlete sono state definite fin da subito come «traditrici in tempo di guerra».
«Un'azione che rappresenta il massimo della vergogna e del tradimento e meriterebbe un trattamento adeguato affinché gli altri ne traggano un monito». Queste le dure parole di un presentatore dell’emittente Islamic Republic of Iran Broadcasting che, visto quanto accaduto nell’incontro successivo, non lasciano presagire nulla di buono.
Nella seconda partita, giocata ieri contro le padrone di casa dell’Australia, la situazione è infatti apparsa ben diversa: inno cantato a squarciagola da parte delle 11 atlete iraniane presenti sul terreno di gioco e addirittura un saluto militare che, secondo quanto riferisce l'emittente australiana ABC, sarebbe stata una chiara imposizione da parte del regime.
In tutto questo si inserisce anche il calcio, con la nazionale allenata da Marziyeh Jafari Baravati che, domenica 8 marzo, avrà bisogno di una vittoria contro le Filippine per poter proseguire il proprio viaggio all’interno della competizione. Nel frattempo, però, cresce la preoccupazione per la situazione della squadra, con il direttore del Consiglio per i Rifugiati australiano, Paul Power, che ha dichiarato: «Se dovessero tornare a casa le calciatrici sarebbero in pericolo».
Alcuni media hanno invocato per questo l'asilo politico da parte del governo australiano, che finora non ha risposto direttamente alla richiesta. Secondo fonti vicine alla squadra, però, molte calciatrici non starebbero considerando l’idea di restare in Australia, in quanto rischierebbero di mettere in pericolo le loro famiglie in Iran.
(Unioneonline/n.s.)
