Quattro attivisti internazionali, di cui tre italiani (due donne e un uomo), sono rimasti feriti oggi in un attacco condotto da coloni israeliani nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico, in Cisgiordania. Il quarto ferito è di nazionalità canadese.

A quanto si apprende i coloni hanno fatto irruzione nella casa in cui alloggiavano gli attivisti. Erano una decina gli israeliani, tutti mascherati: hanno fatto irruzione all’alba, li hanno picchiati e hanno rubato effetti personali, tra cui passaporti e telefoni cellulari.

I quattro feriti sono stati trasportati all'ospedale di Gerico per le cure necessarie. I tre italiani non sono in gravi condizioni, nonostante lo shock per quanto accaduto: due ragazze hanno riportato ferite lievi, mentre il terzo dovrà restare a riposo 3 giorni. Gli attivisti sono stati assistiti dal sindaco di Gerico e dalla polizia palestinese, a cui hanno denunciato l'accaduto.

Tajani ha condannato l’episodio chiedendo al governo israeliano di fermare le violenze dei coloni. Gli attivisti feriti, ha spiegato il ministro degli Esteri, sono «giovani cooperanti che accompagnano le attività dei palestinesi, accompagnano i bambini a scuola, gli agricoltori o i pastori, come fare una sorta di protezione civile per la popolazione»

«Stanno rientrando a Ramallah – ha aggiunto - non ci sono informazioni dirette perché non hanno telefoni. Appena avremo notizie dirette sono sempre notizie per triangolazione. Le condizioni almeno dalle notizie che abbiamo non sono preoccupanti, sono stati malmenati ma non credo che abbiano ferite gravi. Aspettiamo di vedere quando saranno a Ramallah. Nel pomeriggio ne sapremo di più, però è importante che la vicenda si sia conclusa e loro stiano tornando in un luogo più sicuro e protetto».

NETANYAHU CHIEDE LA GRAZIA

Sul fronte interno israeliano intanto, il premier Benyamin Netanyahu, sotto processo per corruzione, ha presentato una richiesta formale per la grazia al presidente Isaac Herzog. «La esaminerò con responsabilità», ha detto Herzog.

Netanyahu è sotto processo dal 2020 con le accuse di corruzione, frode e abuso di fiducia, in tre distinti casi. Il presidente può concedere la grazia dopo la condanna e, solo in rarissimi casi di interesse nazionale, anche durante il procedimento. E comunque sempre su richiesta della persona interessata o di un suo familiare stretto.

Il premier spiega così la sua richiesta: «Chiedo di prendere in considerazione la concessione della grazia allo scopo di lasciarmi continuare a operare interamente per il bene dello Stato di Israele, senza che il processo giudiziario in corso continui a dividere il popolo e a influenzare decisioni governative. Il procedimento giudiziario nei miei confronti contribuisce ulteriormente a tali fratture, mentre c'è la necessità di una riconciliazione nazionale tra tutti i cittadini».

(Unioneonline)

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