Burlò, l’imprenditore torinese con un passato in Sardegna
Subito dopo la liberazione la chiamata alla figliaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una lunga telefonata alla figlia Gianna, dagli uffici consolari italiani a Caracas, per annunciarle la liberazione e rassicurarla sulle proprie condizioni di salute. Questo è stato il primo passo di Mario Burlò, imprenditore e immobiliarista torinese detenuto in Venezuela per circa un anno, dopo la sua scarcerazione.
La chiamata è giunta nel cuore della notte per via del fuso orario. «Sta benone», dichiara all'Ansa Maurizio Basile, avvocato torinese che lo assiste dei processi che ha in corso in Italia. «È una persona dalla forza d'animo e dalla vitalità straordinaria», aggiunge il legale.
Specializzato in outsourcing e a capo di diverse aziende, Mario Burlò è noto in Sardegna per essere stato in passato sponsor della Torres calcio e della pallavolo di Nuoro. Pare avesse avuto mire anche sul Cagliari Calcio che poi erano state smentite dalla società. Nel febbraio 2025 è stato assolto dalla Cassazione dopo essere stato condannato in primo e secondo grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Carminius, sulla ‘ndrangheta in Piemonte.
Coinvolto in altri procedimenti ancora non arrivati a sentenza, fra gli altri anche quello di Tempio relativo alle case vacanze Geovillage, di cui Burlò era acquirente e di cui proprio oggi è stata fissata udienza a Tempio con gli avvocati che chiederanno quindi il rinvio di modo che Burlò possa partecipare.
L’imprenditore si era recato in Venezuela nel 2024 per esplorare - spiega l'Ansa - nuove opportunità di business. L'ultima volta che ha telefonato a casa era stato il 9 novembre 2024, poi la sua famiglia ha perso ogni contatto con lui, fino a scoprire che era detenuto in una prigione di Caracas.
Burlò era entrato in Venezuela via terra dalla Colombia, ed è stato arrestato subito dopo il confine.
Ora la svolta e la scarcerazione.
(Unioneonline)
