Sale la tensione attorno alla vicenda dei due attivisti italiani della Flotilla fermati in Libia con il convoglio umanitario diretto verso Gaza. Secondo quanto riferito, i due sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili immigrati clandestini. Fonti informate spiegano però che potrebbero essere espulsi a breve e rientrare presto in Italia.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato i contatti in corso con le autorità della Cirenaica. «I due attivisti dovrebbero comparire stamane davanti al giudice, quindi mi auguro che venga deciso il loro ritorno in Italia», ha dichiarato il ministro parlando con i cronisti a Roma. «Stiamo lavorando con la nostra interlocuzione a Bengasi e mi auguro che possano essere espulsi il prima possibile per tornare a casa».

La vicenda era esplosa ieri, quando il convoglio terrestre della Global Sumud Flotilla, composto da circa 200 persone, sette ambulanze e dieci camion di aiuti umanitari, aveva tentato di attraversare la Cirenaica per aprire un corridoio verso Gaza. Durante il tragitto verso Sirte, un gruppo di dieci attivisti – tra cui i due italiani – sarebbe stato fermato dalle milizie fedeli al generale Khalifa Haftar.

Secondo quanto riferito dagli organizzatori, le milizie della 604esima brigata avrebbero schierato cecchini e mezzi armati nei pressi di un checkpoint. Un piccolo gruppo di attivisti, composto dai cittadini italiani, statunitensi, spagnoli, polacchi, portoghesi e greci, si sarebbe quindi avvicinato per trattare con le autorità locali. Dopo il superamento del posto di blocco, però, i contatti si sono interrotti.

(Unioneonline)

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