Attacchi alle navi a Hormuz, gli Usa reintroducono le sanzioni sul petrolio iraniano
Un’imbarcazione qatarina e saudita fra le tre colpite, la Casa Bianca revoca la deroga del 21 giugnoTorna a salire la tensione tra Stati Uniti e Iran. Washington ha deciso di reintrodurre le sanzioni economiche sul petrolio iraniano dopo le azioni ritenute «totalmente inaccettabili» compiute da Teheran nello Stretto di Hormuz, dove nelle ultime ore diverse navi commerciali sono state attaccate durante il transito. «Come hanno ripetutamente affermato Trump e l'amministrazione, il memorandum d'intesa in vigore con l'Iran è interamente basato sui risultati: Teheran otterrà benefici solo se darà prova di una condotta corretta», ha spiegato ad Axios un funzionario americano, aggiungendo che «le azioni dell'Iran nello Stretto di Hormuz sono del tutto inaccettabili per gli Stati Uniti e non resteranno impunite».
La Casa Bianca ha così revocato la deroga del 21 giugno che autorizzava produzione, consegna e vendita del petrolio iraniano, tornando a colpire uno dei principali settori economici della Repubblica islamica. Una decisione che arriva mentre il delicato equilibrio raggiunto dopo mesi di tensioni rischia di incrinarsi nuovamente.
Nello Stretto di Hormuz, infatti, in meno di 24 ore almeno tre navi commerciali, tra cui una qatarina e una saudita, sono state colpite mentre attraversavano il passaggio strategico che collega il Golfo Persico al Golfo dell'Oman. Secondo l'agenzia britannica Ukmto gli attacchi hanno provocato danni materiali, ma non ci sono stati morti né feriti. Fonti statunitensi e dei Paesi del Golfo attribuiscono la responsabilità all'Iran, che nel frattempo continua le esequie di massa dell'ex Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-statunitense.
Proprio a causa di questi attacchi, la Ukmto ha innalzato il livello di minaccia nello Stretto di Hormuz da «significativo» a «grave». Da Teheran sembra così arrivare un nuovo messaggio politico: ribadire, nei fatti, la volontà di esercitare il controllo su uno dei corridoi marittimi più importanti del mondo, attraverso il quale transita una quota rilevante del commercio energetico globale. Un dossier che era già stato tra i più delicati nei negoziati culminati, a metà giugno, nell'intesa preliminare tra Iran e Stati Uniti.
Tra le imbarcazioni colpite c'è anche la Al Rekayyat, nave che trasporta gas naturale del Qatar. Un episodio che tocca direttamente gli interessi strategici di Doha, protagonista insieme al Pakistan della mediazione tra Washington e Teheran. «Questo è un inaccettabile attacco alla sicurezza della navigazione marittima internazionale», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari, chiedendo all'Iran, indicato come «responsabile pieno sul piano giuridico» dell'accaduto, di «porre immediatamente fine a tutte le pratiche che compromettono la sicurezza regionale».
Secondo i media internazionali, la Al Rekayyat, appartenente alla compagnia qatarina Nakilat, è stata colpita sul lato sinistro dello scafo mentre navigava nei pressi di Hormuz. A bordo si è sviluppato un incendio nella sala macchine, poi domato, che ha spinto il comandante a lanciare il segnale di emergenza mayday per il timore di un'esplosione. Nelle stesse ore è stata colpita anche una petroliera saudita, ritenuta la superpetroliera Weydan, oltre a una terza nave della quale non sono ancora stati diffusi dettagli. Anche Riad ha accusato apertamente il regime degli ayatollah di aver preso di mira una propria imbarcazione.
Gli attacchi hanno avuto immediate ripercussioni anche sui mercati energetici, con il prezzo del gas naturale che è tornato a salire oltre i 46 euro al megawattora, segnale delle preoccupazioni degli operatori per possibili interruzioni dei traffici nello stretto. Da parte sua, l'Iran non ha rivendicato ufficialmente gli attacchi e continua a concentrare l'attenzione pubblica sulle solenni cerimonie funebri dedicate al «leader martire» Khamenei. Un messaggio politico, però, è arrivato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. «Noi non ci lasciamo intimorire dalle minacce del nemico», ha scritto sui social, ricordando inoltre che, in base al «paragrafo 13 del memorandum» firmato con gli Stati Uniti, i negoziati sull'accordo definitivo «non inizieranno se le minacce continueranno».
Il messaggio era accompagnato da immagini aeree delle imponenti manifestazioni popolari che stanno accompagnando i funerali dell'ex Guida suprema e dei suoi familiari, con migliaia di persone che sventolavano bandiere rosse invocando la «vendetta». Dopo le cerimonie svoltesi a Teheran e nella città santa di Qom, il corteo funebre proseguirà in Iraq, tra Najaf e Kerbala, due dei luoghi più sacri per l'islam sciita, prima della sepoltura prevista giovedì a Mashhad.
(Unioneonline)
