Vigilante muore di freddo, controllava di notte i cantieri delle Olimpiadi: il termometro segnava -12
Aperta un'inchiesta. Pietro Zantonini, 55 anni, era partito da Brindisi per fare questo lavoro, il contratto a termine sarebbe scaduto a fine gennaioPietro Zantonini (Ansa)
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Solo, in un gabbiotto riscaldato con una stufetta, con temperature oltre dieci gradi sotto lo zero. Così la notte tra il 7 e l'8 gennaio è morto Pietro Zantonini, 55 anni, vigilante che lavorava a Cortina d'Ampezzo nei pressi del cantiere dello stadio del ghiaccio.
Per svolgere questo lavoro legato ai Giochi olimpici era partito a settembre da Brindisi, dove sarebbe tornato a fine gennaio quando gli sarebbe scaduto il contratto a termine che già gli era stato prorogato.
Da quel gabbiotto usciva ogni due ore per effettuare la ricognizione. Ma il turno tra mercoledì e giovedì, svolto con temperature polari, non è riuscito a concluderlo. Il termometro segnava -12: nella notte l’uomo, a quanto emerge, ha telefonato ai colleghi per segnalare che si sentiva male. Loro hanno chiamato il 118, poco prima delle 2. Quando i soccorsi sono arrivati, hanno tentato la rianimazione ma non c'era più nulla da fare. Un malore se l'era già portato via.
La moglie di Zantonini, arrivata dalla Puglia, ha presentato denuncia ai carabinieri e il pm Claudio Fabris ha disposto il sequestro della salma e l'autopsia. L'obiettivo è che «venga fatta piena luce sull'accaduto e che nessuna morte sul lavoro venga trattata come un evento privato o inevitabile», spiega la famiglia (la coppia ha anche un figlio, maggiorenne) assistita dall'avvocato Francesco Dragone.
Secondo i congiunti, c'erano segnali che non tutto andasse liscio in quei cantieri. Zantonini «avrebbe più volte manifestato preoccupazioni e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele». E quella notte «era impegnato in un turno notturno, all'aperto, in condizioni climatiche particolarmente rigide». Elementi «che riportano al centro dell'attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi, in particolare in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026».
La tragedia scuote la marcia di avvicinamento alle Olimpiadi, a 27 giorni dal via ai Giochi. Simico, la società infrastrutture di Milano Cortina, esprime «le più profonde e sentite condoglianze», precisando che «si tratta di un cantiere che non è di propria competenza». Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, «profondamente addolorato per la morte del vigilante», fa sapere di avere «chiesto informazioni dettagliate sull'accaduto, con particolare riferimento al contratto e alle sue mansioni» e «coglie l'occasione per ribadire che la sicurezza sul lavoro è una priorità, da preferire ad ogni altro aspetto compresa la velocizzazione di alcune opere». Esprime «dispiacere umano per la perdita» il sindaco di Cortina, Alberto Lorenzi. Duro il commento del presidente del Veneto, Alberto Stefani, al termine di una settimana che ha visto la morte di tre lavoratori nella sua regione: «La sicurezza sul lavoro non può essere un'opzione», sottolinea, definendo la scia di lutti con cui si è aperto il 2026 «inaccettabile».
Netta anche la Cgil bellunese, secondo cui «nel corso degli ultimi anni abbiamo visto quei cantieri aperti» 24 ore al giorno, sette giorni su sette «e portati avanti con qualsiasi condizione meteorologica»: oggi «il faro è puntato sul settore della vigilanza privata dove si continua a lavorare spesso in condizioni critiche con turnazioni esasperate».
(Unioneonline)
