«C'era tantissima gente, c'era il sindaco Massimo Cacciari che mi disse 'Salvami la Fenice', ma non c'era più niente da fare». È il ricordo di Alfio Pini che il 29 gennaio 1996 si trovò, da comandante provinciale dei vigili del fuoco, ad affrontare l'incendio del Teatro La Fenice di Venezia. «Gli ho detto 'Vediamo di salvare la città' - racconta oggi Pini all'Ansa - perché c'era il rischio effettivo che l'incendio attraverso i tetti si potesse trasferire su parte della città. È andata bene. Quel problema è stato risolto».

Quella sera, dopo l'allarma lanciato da due poliziotti, le squadre si recarono a San Fantin «e abbiamo visto effettivamente che del fumo usciva dalle finestre del teatro, sulla parte a destra. Abbiamo aperto il portone a fatica, per entrare, io mi sono infilato sulle scale che portano alle sale Apollinee, e ho visto l'inferno: fiamme violente, segno che erano già alimentate da qualche cosa che insospettiva. Insieme agli altri abbiamo portato fuori delle bombole che c'erano all'interno del del cantiere, e poi siamo abbiamo cercato di contenere l'incendio all'interno del teatro. Cosa che siamo riusciti a fare, nonostante quella notte ci fosse vento di Bora che tirava e portava i tizzoni infuocati sui tetti. Quindi tutti gli uomini sui tetti qui intorno, a cercare di impedire che le fiamme entrassero dalle finestre che in certi punti sono anche a un metro e mezzo dal teatro. Lei pensi che abbiamo trovato dei tizzoni alla Giudecca».

Poi l'arrivo dell'elicottero da Mestre, dopo il crollo del tetto: «Prelevava acqua in Bacino San Marco e poi la versava nel cratere; ha fatto un centinaio di passaggi di notte, al buio, sulla città, coi campanili. Un bellissimo lavoro che ha contribuito a tenere l'incendio all'interno del cratere - sottolinea Pini - perché contrastava le correnti ascensionali che portavano i tizzoni verso l'alto e che poi venivano distribuiti dal vento che soffiava».

Per l'attuale comandante provinciale del Corpo, Angelo Majolo, «l'insegnamento della disgrazia ha portato a discutere e a pensare agli interventi che dovevano essere effettuati per migliorare la sicurezza della città, soprattutto per garantire l'approvvigionamento idrico ai Vigili del Fuoco. E questo è stato fatto con la realizzazione della rete idrica antincendio, circa 58 chilometri di rete, oltre 800 punti di approvvigionamento per poter garantire che vi sia acqua pulita per poter spegnere gli incendi, mentre prima era prelevata dai canali, era salmastra. Poi sono stati introdotti dei metodi per andare rendere più sicuri gli edifici da un punto di vista antincendio», conclude. 

(Unioneonline)

© Riproduzione riservata