Dopo due interventi alla testa e più di tre settimane in rianimazione, migliorano le condizioni dell'attore Davide Iacopini, spinto dall'interno di una minicar mentre era in monopattino a inizio ottobre nel quartiere Monteverde a Roma. Il quarantaduenne ha ripreso conoscenza e ha parlato con medici e familiari. Così, dopo 23 giorni, ha lasciato la terapia intensiva dell'ospedale San Camillo. «Negli ultimi giorni le condizioni del paziente sono migliorate - ha reso noto il dottor Emiliano Cingolani, direttore della Terapia Intensiva Shock e Trauma, in un bollettino medico -. È vigile e non ha più bisogno di supporti intensivi». La prognosi, dunque, è stata sciolta e l'attore trasferito nel reparto di Neurochirurgia dove «proseguirà il percorso di cura e riabilitazione».

Dalla sera del 5 ottobre, quando ha perso conoscenza schiantandosi contro un'auto in sosta dopo essere stato spinto mentre era in monopattino, Iacopini ha subìto due interventi alla testa poi, pian piano, è stata ridotta gradualmente la sedazione fino al risveglio. Per alcuni giorni i carabinieri e la polizia locale hanno lavorato per dare un volto e un nome ai due ragazzi a bordo della macchinetta nera che in 48 ore avevano messo a segno anche altre cinque aggressioni in quel quadrante della Capitale.

La svolta è arrivata nel primo pomeriggio del 13 ottobre quando una segnalazione agli investigatori ha indicato la presenza in strada di un mezzo del tutto simile a quello a cui davano la caccia da oltre dieci giorni: una minicar nera con l'adesivo di un cobra rosso su un finestrino.

Lo spunto investigativo si è rivelato decisivo: la minicar ferma in una delle strade comprese tra Testaccio e Monteverde era quella utilizzata da un 17enne, figlio di un carabiniere, e da un amico 16enne per mettere a segno le aggressioni compiute tra il 4 e il 5 ottobre. I due minorenni, accusati di aver agito rispettivamente come conducente e passeggero del veicolo, sono stati indagati per tentato omicidio e lesioni. A loro si è arrivati anche grazie alla testimonianza del meccanico che ha “modificato” l'auto, quello che in gergo si chiama tuning con led e adesivi. Quella notte i due ragazzi sono stati portati in caserma per essere ascoltati alla presenza del pm e hanno confessato. Gli atti poi sono stati trasmessi alla Procura dei minorenni e lo scorso 20 ottobre sono stati sentiti per 3 ore dal pm minorile, rispondendo entrambi alle domande.

(Unioneonline)

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