Piantedosi: «Nessuna repressione, difendiamo il diritto di manifestare»
Il ministro dell’Interno al Corriere della Sera rivendica l’efficacia dei controlli e dei fermi: «Servono a prevenire incidenti». E avverte: «Non si può confondere il dissenso con la violenza»Le proteste a Milano (Ansa)
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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi difende la linea del governo sulla gestione delle manifestazioni e respinge le accuse di repressione del dissenso. In un’intervista al Corriere della Sera, il titolare del Viminale rivendica l’efficacia delle attività di prevenzione messe in campo dalle forze dell’ordine tra perquisizioni e i fermi preventivi, adottati per evitare che frange organizzate possano infiltrarsi nelle manifestazioni e provocare disordini.
«Fino a quando ci saranno manifestazioni io sarò qui, proprio perché il diritto di manifestare è parte integrante della vita democratica e sarà sempre garantito – dice -. Quello che ci preoccupa è il ricorrente tentativo di frange organizzate di strumentalizzare i cortei per alimentare tensioni, provocare incidenti e creare situazioni di disordine. È su questo che continueremo a mantenere altissima l’attenzione, attraverso un’attività di prevenzione che le nostre forze di polizia svolgono quotidianamente con grande professionalità e che, se mi consente, sta cominciando a produrre i suoi effetti».
Le centinaia di fermi preventivi e di perquisizioni (anche nel Cagliaritano, con due indagati e a Serramanna il sequestro di una pistola modificata) «sono gli elementi principali dei crescenti risultati finora ottenuti per prevenire incidenti».
«Da quando è iniziata questa stagione – prosegue – non è stata vietata alcuna manifestazione, abbiamo consentito anche quelle che non erano state preventivamente autorizzate. Nonostante le centinaia di migliaia di persone scese in piazza, si registra pressoché l’assenza di manifestanti feriti a differenza dei rappresentanti delle forze dell’ordine. Ogni ipotesi di repressione mi sembra quantomeno fantasiosa. Mi pare, piuttosto, che talvolta si tenda a confondere, anche strumentalmente, il sacrosanto diritto di manifestare con la pretesa di poter mettere in atto comportamenti violenti o contrari alla legge. Sono due cose profondamente diverse. Le forze di polizia non intervengono per reprimere le opinioni, ma per prevenire i reati e garantire la sicurezza di tutti, a cominciare proprio da chi manifesta pacificamente. E credo che questa distinzione dovrebbe essere patrimonio condiviso».
(Unioneonline)
