Da ultimo, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano Casa, che, negli intenti del Legislatore dovrebbe provvedere a risolvere una tra le emergenze più sentite dagli italiani. Quella appunto relativa all’accesso a una casa di qualità a prezzi accessibili. Se così poi sarà lo dirà il tempo anche perché ogni Provvedimento, anche di ampio respiro, lega inevitabilmente la propria riuscita alle caratteristiche del territorio su cui è destinato ad intervenire: a significare che, per essere realmente funzionale, dovrebbe essere, o avrebbe dovuto essere, calibrato e studiato per rispondere alle differenti esigenze dei vari perimetri regionali.

Il Piano Casa, propriamente detto, infatti, assume, e/o dovrebbe assumere, nel contesto delle iniziative di qualsivoglia Governo, un valore politico centrale come risposta diretta alla crisi abitativa, specie in contesti, quali quello presente, segnati da contingenze politiche ed economiche anche di carattere internazionale, piuttosto complesse, e dovrebbe porsi quale obiettivo preminente la rigenerazione urbana, il recupero di alloggi popolari (ERP) e la semplificazione normativa.

Se si considera che l’ultimo, imponente, Piano Casa in Italia, ossia il Piano ina – Casa, che peraltro interessò l’intero territorio italiano nel secondo dopo guerra, fu concepito da Amintore Fanfani, Ministro del Lavoro nel 1947, allora è facile comprendere l’esigenza di concepirne uno del tutto innovativo idoneo a rispondere ai cambiamenti socio-economici intervenuti nel corso dei decenni a seguire.

Ebbene. Il Piano Casa 2026, per come concepito e presentato in Conferenza Stampa, può davvero assolvere alla funzione? Oggi più che mai il Paese Italia necessita di interventi mirati e solidi e di pronta soddisfazione generale. Il Paese Italia, necessiterebbe di un autentico ed evolutivo welfare state (intendendosi con l’espressione lo stato sociale) ossia di un modello politico-sociale in cui lo Stato interviene nell'economia per garantire il benessere e la sicurezza economica dei cittadini, ridistribuendo le risorse. Ovvero ancora di un modello che garantisca servizi fondamentali come sanità, istruzione, pensioni e assistenza contro disoccupazione e malattie, basandosi su principi di solidarietà e uguaglianza sostanziale. Del resto, la stessa Costituzione Italiana si fonda proprio sui principi del welfare state, garantendo diritti sociali fondamentali come la salute e l'istruzione. Al di là del fatto che siffatto Piano Casa approvato dal Governo Meloni appare finalizzato a recuperare sessantamila alloggi di edilizia residenziale pubblica nell’arco temporale di un decennio, lo stesso sembrerebbe assumere un significato politico preminente, finalisticamente diretto a rendere chiaro per tutte le opposizioni, ma anche per tutti i potenziali prossimi votanti, che il Governo ha tutta l’intenzione di andare avanti, nonostante tutto.

La “casa” sembra dunque tornare al centro del dibattito pubblico e della stessa agenda politica. Il messaggio sul piano squisitamente politico sembrerebbe avere senza dubbio una grande forza comunicativa, ma sul piano amministrativo se ne potrà realmente saggiare la effettiva riuscita una volta che il Piano venga per così dire “messo a terra”, dal momento che l’emergenza, ossia le numerosissime famiglie italiane legate a contratti di locazione o a contratti di mutuo spesso onerosi, con salari bassi o comunque non aggiornati rispetto agli eventi inflazionistici contingenti, non possono attendere i tempi della burocrazia. La parola chiave per la buona riuscita di quanto annunciato resta una e una soltanto: “praticabilità” e “semplificazione” per garantire la “accessibilità”.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

© Riproduzione riservata