Funerali di Stato questa mattina a Roma, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, per i sergenti dell'Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, e per il sergente e il tenente del Corpo militare della Croce Rossa Laura Procacci e Franco Adriano Zecchillo, morti nell'incidente dell'elicottero caduto in Bosnia.

«Siamo invitati a guardare a loro come seminatori di germogli di pace» le parole di monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare per l’Italia, nel corso dell'omelia. «Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura hanno intuito che dedicare la vita per il sevizio è anticipazione del paradiso, vera sapienza. Hanno intuito che l'amore per l'umanità in certi contesti richiede dedizione per addestrarsi ad operare con prontezza e competenza a beneficio della pace, della custodia tra i popoli, dell'intervento sanitario in possibili situazioni di criticità e di emergenza».

Alla cerimonia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e diversi ministri. 

«Voi siete l'Italia migliore e l'Italia migliore va difesa sempre», le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto. «Siamo qua a inchinarci a loro, c'è lo Stato che si inchina a loro», ha poi aggiunto.

Tanti i colleghi, gli amici e i parenti ma anche i semplici cittadini che nel pomeriggio di ieri hanno reso omaggio alle salme nella camera ardente di Ruggia, Marchesi e Zecchillo. «Era troppo buono, troppo esuberante, era semplicemente troppo» racconta una zia di Marchesi. Mentre un collega di Ruggia ricorda che si erano sentiti l'ultima volta una settimana fa, poco prima della sua partenza per la Bosnia: «Era entusiasta, molto», dice spiegando che si era sposato da poco.

La salma di Laura Procacci, invece, da Ciampino è stata prima portata al Policlinico Tor Vergata per l'autopsia disposta dalla Procura di Roma e poi alla camera ardente del Celio. Lei, dopo l'incidente era stata portata ancora viva in un ospedale bosniaco dove è morta poco dopo. Sulle altre tre vittime è già stato effettuato un esame esterno dei corpi in Bosnia da cui è emerso che il decesso è legato a un violento schiacciamento.

L’INCHIESTA – Il pm di piazzale Clodio, Francesco Saverio Musolino, procede contro ignoti per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. Gli inquirenti capitolini hanno già ascoltato, tramite le forze dell'ordine inviate sul posto, i tre piloti e i sopravvissuti, ma non è escluso che appena le condizioni lo consentiranno verranno nuovamente sentiti. Tra loro il tenente colonnello medico Flavio Favari, terzo componente del team Medevac della Croce rossa e unico superstite della squadra sanitaria di cui facevano parte anche Zecchillo e Procacci.

Al momento la pista più accreditata è quella dell'avaria del mezzo, ma ulteriori risposte arriveranno da una consulenza tecnica che verrà disposta.

L'attività investigativa si concentrerà in particolare sugli accertamenti tecnici sui rottami del Chinook e sull'analisi della scatola nera, elementi considerati fondamentali per ricostruire quanto accaduto nei momenti precedenti allo schianto.

(Unioneonline/v.l.)

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