È un Papa Leone sorridente ed emozionato come poche volte lo si era visto finora quello che, al termine di una visita pastorale iniziata la mattina presto dal santuario di Pompei, quasi prorompe in un "Viva Napoli!" ricco di calore in piazza del Plebiscito nell'abbraccio con la cittadinanza. Le emozioni della giornata serratissima non hanno impedito però al Pontefice di emettere una denuncia ferma contro la malavita proprio nella città che, come ha detto anche il suo arcivescovo Mimmo Battaglia, ancora di camorra muore.

«Napoli vive oggi un drammatico paradosso - ha osservato Leone -: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l'intera comunità sociale. La città rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all'interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico».

«In molte zone - ha proseguito - si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate, l'azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica». «Dinanzi a queste realtà - ha detto quindi -, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, la presenza e l'azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata».

La mattinata, in coincidenza del suo primo anniversario di pontificato, è iniziata dal santuario di Pompei dove Papa Leone ha rilanciato la supplica di San Bartolo Longo alla Madonna, un appuntamento che ogni 8 maggio convoglia migliaia di fedeli nel mondo. «Due intenzioni rimangono di pressante attualità - ha detto da qui -: la famiglia, che risente dell'indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un'economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana».

«Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo - il suo appello - chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore», «non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono». Trasferendosi nel pomeriggio a Napoli, Leone si è concesso alle tradizioni della città, dalla pizza ricevuta in dono al bacio all'ampolla che contiene il sangue di San Gennaro.

In piazza del Plebiscito, cuore della città, Leone ha indicato una via che da Napoli va al mondo: «La pace parte dal cuore dell'uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il globo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la città stessa. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia». «Sappiamo che non esiste pace senza giustizia», ha quindi sentenziato incoraggiando una città che si è fatta "piattaforma" di dialogo con l'accoglienza anche di profughi da Gaza.

(Unioneonline)

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