Il giallo della ricina: le analisi sul papà eseguite dopo due mesi
Lui è negativo, ma non si può escludere il contatto con la sostanza letale. Le indagini proseguonoAntonella Di Ielsi e Sara Di Vita con il marito Gianni Di Vita e la figlia Alice Di Vita (ANSA/NICOLA LANESE)
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L'arrivo della relazione dal Centro Antiveleni di Pavia apre una nuova fase dell'inchiesta sul giallo di Pietracatella. Gli investigatori sapevano da giorni della certezza in merito alla presenza della ricina nel sangue di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi ("intossicazione acuta"), ma ora avere tra le mani un documento ufficiale consente di svolgere anche nuovi passaggi dell'inchiesta per duplice omicidio premeditato. Per questo non sono esclusi nei prossimi giorni colpi di scena.
È destinato invece a restare aperto il mistero sulla ricina nel corpo di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. L'ex sindaco del paese, infatti, potrebbe anche essere entrato in contatto con il potente veleno.
La relazione spiega però che anche l'ingestione di piccoli quantitativi della sostanza può portare alla morte. Su questo aspetto - evidenzia il direttore Carlo Locatelli - non esistono dati precisi. A complicare la situazione è il tempo passato tra il momento del prelievo del sangue e l'analisi sui campioni di Di Vita, avvenuti a distanza di due mesi e mezzo l'uno dall'altra. Il prelievo del sangue fu effettuato, infatti, il 28 dicembre, ma quello stesso campione, "diversamente conservato" allo Spallanzani di Roma, è poi arrivato ed è stato analizzato a Pavia l'11 marzo, vale a dire solo dopo l'alert verbale arrivato da Pavia alla Procura sulla presenza di ricina nel sangue delle vittime.
La negatività di Gianni Di Vita alla ricina può essere quindi sì compatibile, secondo gli esperti, con l'assenza della sostanza nel sangue al momento del prelievo, ma anche con la possibile degradazione, anche completa, a causa del tempo trascorso tra il prelievo e l'effettuazione delle analisi. Resta il fatto che l'uomo non ha mai avuto sintomi gravi come sua moglie e sua figlia, poi decedute.
Intanto, anche oggi sono proseguiti gli interrogatori della Squadra Mobile di Campobasso. Sono stati sentiti in questura a Campobasso ancora amici e parenti delle due vittime.
Da fonti investigative, e in merito alle notizie circolate sull'istituto Agrario di Riccia, si è appreso che nella scuola non sono mai state trovate piante di ricina e, sempre nello stesso istituto, non sono risultate ricerche sulla sostanza fatte da un computer come non sono stati trovati strumenti per trattare la pianta. La prossima sarà una settimana con diversi appuntamenti importanti: martedì a Campobasso l'estrapolazione dei dati dallo smartphone di Alice Di Vita, mercoledì a Bari l'esame dei vetrini relativi alle autopsie, poche ore dopo poi potrebbero arrivare i risultati ufficiali dei due esami autoptici. E non è escluso, a quel punto, che nel fascicolo per duplice omicidio - ancora senza indagati - possano finire i primi nomi.
(Unioneonline)
