Francesca Nanni, la procuratrice alle prese con Garlasco: fu lei a riaprire il caso di Beniamino Zuncheddu
Nel suo analogo incarico a Cagliari, nel 2019, firmò la richiesta di revisione che avrebbe aperto le porte del carcere al pastore di BurceiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Passa dall'ufficio di Francesca Nanni, al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, la possibilità di revisione del processo che ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio, nel 2007, della fidanzata Chiara Poggi.
Spetta infatti alla Procura Generale del capoluogo lombardo, insieme con l'Avvocatura Generale, incarico affidato a Lucilla Tontodonati, valutare gli atti che nelle prossime settimane la procura di Pavia , salvo un cambio di programma, invierà. Atti raccolti in oltre un anno di indagine nel tentativo di provare che il responsabile del delitto sarebbe Andrea Sempio e non Stasi.
Prima donna a ricoprire il ruolo di Procuratrice Generale presso la Corte di Appello di Milano, prestigiosa carica che fu, tra gli altri, di Francesco Saverio Borrelli e Manlio Minale, Francesca Nanni è magistrata dal 1986. Di origini ligure, prima di arrivare a Milano ha ricoperto analogo incarico a Cagliari. Fu lei, nel 2019, a firmare la richiesta di revisione per Beniamino Zuncheddu. E fu lei a credere, studiare e indagare per trovare la chiave nella ricostruzione della strage di Sinnai che poi avrebbe aperto la cella di quell’uomo in carcere per 32 anni da innocente.
Grazie alle indagini svolte da Nanni, con l'avvocato difensore Mauro Trogu, il 26 gennaio 2024 Beniamino Zuncheddu è stato assolto, dopo 32 anni di carcere da innocente, «per non avere commesso il fatto». Un errore giudiziario che ha comportato l'ingiusta detenzione più lunga della storia italiana.
«Per chiedere la revisione di un processo penale che si è concluso con una condanna definitiva, servono nuove prove - aveva spiegato la stessa Nanni in occasione dell'assoluzione di Zuncheddu -. Ed è necessario qualcosa di decisivo, oltre che di nuovo, perché ovviamente si valuta anche la qualità della prova». Proprio questo è il lavoro «né veloce né facile», come lo ha definito lei stessa, che l'attende ora se, come sembra, la Procura di Pavia solleciterà l'istanza di revisione del processo sul delitto Garlasco, tra i casi giudiziari più discussi in Italia.
(Unioneonline/v.l.)
