Utilizzava la carta di credito aziendale per sostenere spese personali, tra cui acquisti in gioielleria, abbigliamento e agenzie di viaggio. È quanto la Procura regionale per la Campania della Corte dei conti contesta a un dirigente nell'ambito di un'indagine sulla gestione di un ente sanitario pubblico che avrebbe fatto emergere una lunga serie di irregolarità.

Secondo gli accertamenti, sarebbero state utilizzate carte di credito aziendali per il pagamento di spese di ristorazione, vitto, alloggio, gioielleria, abbigliamento, agenzie di viaggio, carburante e altri esborsi risultati privi della prescritta documentazione giustificativa e degli elementi necessari a dimostrarne l'effettiva riconducibilità alle finalità istituzionali. In totale il danno erariale ammonterebbe a 314mila euro.

Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato la pressoché totale assenza di note spese, relazioni di missione, documentazione fiscale, indicazione dei beneficiari delle prestazioni e delle motivazioni delle trasferte, con la conseguente impossibilità di verificarne l'inerenza all'attività istituzionale.

L'indagine si è concentrata anche sull'utilizzo delle autovetture di servizio dell'ente: dall'analisi dei diari di bordo, dei contratti di noleggio, dei registri di utilizzo e dei dati Telepass sarebbe emerso un impiego continuativo - talvolta anche nelle ore notturne - dei veicoli per gli spostamenti tra il luogo di residenza e la sede di servizio, oltre a spese di carburante effettuate prevalentemente presso distributori situati in prossimità della residenza dell'utilizzatore.

Secondo quanto emerso dalle indagini, tali costi sarebbero risultati estranei alle esigenze istituzionali dell'ente e, pertanto, non rimborsabili.

(Unioneonline)

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