Non si placano le polemiche sul decreto sicurezza, approvato dal Senato e da martedì al vaglio della Camera. È infatti sempre più acceso lo scontro sull'articolo che introduce un contributo di 615 euro per gli avvocati che seguono le pratiche dei rimpatri volontari: soldi che verranno concessi se i migranti torneranno effettivamente a casa.

Il Consiglio nazionale forense afferma di non essere mai stato informato e chiede di cancellarla la norma, mentre il centrosinistra insorge e parla di una norma «sbagliata e profondamente distorsiva», che potrebbe inficiare il diritto alla difesa. 

Sul caso «resta alta l'attenzione» del Quirinale. Da quanto si apprende, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella attende gli atti e quando la norma arriverà sul suo tavolo deciderà se firmarlo, se rinviarlo alle Camere o se firmarlo con una lettera.

L'impressione è che la soluzione individuata dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, di affidare la soluzione ad un ordine del giorno sul tema non possa essere sufficiente. Difficilmente il presidente potrebbe firmare questo testo senza modifiche. Il tempo stringe: il decreto deve essere convertito entro il 25 aprile, pena la decadenza. 

(Unioneonline)

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