Biennale, dopo le polemiche chiuso il Padiglione Russo: le performance su un monitor
I visitatori scattano selfie davanti alla struttura sorvegliata da forze dell'ordine. Ma nessuna protestaTutto tace al Padiglione Russo che ha infiammato le polemiche alla Biennale Arte di Venezia nel giorno d'apertura al pubblico, il 9 maggio, della 61ma Esposizione. La Palazzina Liberty del governo di Mosca è chiusa e sulla vetrata ci sono tre monitor con le performance degli artisti, soprattutto esibizioni musicali con suoni ancestrali e danza, registrate nei quattro giorni di pre apertura su invito ai giornalisti e agli addetti ai lavori.
Il padiglione russo, visitato ieri dal vicepremier Matteo Salvini, resterà chiuso per tutta la durata della Biennale, fino al 22 novembre. Fuori è sorvegliato dalle forze dell'ordine, ma al momento è tutto tranquillo, nessuna protesta da parte dei visitatori e nessun assembramento di pubblico. Le persone che si fermano scattano selfie e sembrano un po' disorientate davanti ai monitor che sotto riportano una descrizione del progetto in russo, inglese e italiano.
«Abbiamo voluto riempire lo spazio di situazioni come la danza, l'apprendimento, l'ascolto, il timido scambio di sguardi - viene spiegato -. Ci rivolgiamo a un visitatore ideale, impossibile. Restate per ore, cogliete i dettagli, decifrate i nostri enigmi», si legge nel cartello sugli ingressi vetrati.
Il Padiglione della Discordia, la cui apertura è stata criticata dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha inviato gli ispettori e disertato l'inaugurazione del 9 maggio, alla fine è rimasto aperto solo quattro giorni. Sono arrivati anche i richiami della Unione Europea con la minaccia di sospendere i finanziamenti di 2 milioni di euro alla Biennale di Venezia. La questione è ancora appesa e la Commissione Ue aspetta la risposta della Fondazione di cui scadono i termini di invio l'11 maggio.
Le polemiche non si sono mai placate raggiungendo l'apice nell'inaugurazione ufficiale durante il pre-opening alla presenza dell'ambasciatore russo in Italia Alexey Paramanov e della commissaria Anastasia Karneeva, con lancio anche di una bottiglia di latte e una fetta di parmigiano. Oggi al Padiglione regna la pace, ma fuori dai cancelli, ai Giardini si consuma una nuova contestazione indetta da varie sigle radicali che attaccano il Presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco e il vicepremier Matteo Salvini, favorevole alla partecipazione russa alla Biennale. «Nessuna libertà con Putin – gridano – L'Ucraina vincerà, questa mostra è una pagina vergognosa del XXI secolo'».
(Unioneonline)
