Chiara Mocchi, la prof accoltellata mercoledì scorso da un suo alunno a Trescore Balneraio, in una nuova lettera dettata nelle ultime ore “con voce flebile” elenca una serie di persone a cui deve la vita, a partire dall'équipe dell'elisoccorso del 118 che l'ha trasferita all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dov'è tuttora ricoverata «professionisti, ma soprattutto esseri umani che non dimenticherò mai». Tra i pensieri della professoressa, anche quello a uno studente che, dopo la prima coltellata, ha affrontato il compagno armato, prendendolo a calci e facendolo scappare.

La sua riconoscenza va poi all’avvocato Angelo Lino Murtas, originario di Arbus, nel Cagliaritano. «Un pensiero che mi commuove. Penso, e non è un sogno, che il sangue che ora scorre nelle mie sia quello del mio avvocato Angelo Lino Murtas, donatore effettivo Avis da oltre 45 anni, che ha salvando la vita a tante persone e che aveva donato il sangue proprio il giorno prima all'Avis di Monterosso a Bergamo». E prosegue: «Come lui, ci sono migliaia di persone anonime che offrono una parte di sé senza voler nulla in cambio. Gesti che sembrano piccoli, ma che diventano enormi quando salvano una vita. È lo stesso spirito con cui mio padre fondò l'Avis-Aido della Media Val Cavallina, con quel motto che da sempre custodisco nel cuore: 'Una goccia di sangue può salvare una vita'. Forse mio padre non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia». La speranza di Chiara Mocchi è che chi leggerà la sua lettera «trovi il coraggio e la volontà di diventare donatore».

Angelo Lino Murtas vive a Bergamo dal dall’8 ottobre 1984, quando giovane ispettore 23enne arriva da Arbus per prendere servizio nell’allora caserma Custra a Monterosso. All’ingresso incontra un altro nuovo arrivato, l’agente Antonio Montinaro, colui che poi diventerà capo della scorta del giudice Giovanni Falcone e perderà la vita nella strage di Capaci del 1992. I due diventano subito amici e quella stessa sera vanno a cena insieme in Città Alta. Dalle Mura osservano il panorama e si innamorano all’istante della città. «Allora ho giurato di non andarmene più», ricorderà Murtas. Il posto di Murtas a Treviglio, sopraggiunta l’età della pensione, sarà poi preso da un altro sardo, il vice questore Marco Cadeddu. 

Mocchi, ripercorrendo i momenti terribili dell’aggressione, ha poi raccontato che le sue urla dopo la prima coltellata, hanno richiamato un altro studente che, mentre lei tentava di difendersi e cadeva a terra ferita, ha affrontato il compagno armato prendendolo a calci e facendolo scappare. «È indubbiamente un eroe», ha assicurato il legale Murtas. «Ha rischiato di prendersi delle coltellate anche lui, come mi ha riferito la mia assistita - ha spiegato Murtas -. Sono intenzionato a proporlo per una medaglia perché se le merita».

(Unioneonline)

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