Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso pubblici i dati ufficiali dell’ultimo censimento. Secondo quanto emerso dalle analisi fatte nei mesi scorsi, meno di un autovelox su dieci sarebbe in regola in Italia. Su circa 11.000 dispositivi presenti sul territorio, infatti, solo 3.800 sarebbero registrati sulla piattaforma telematica messa a disposizione dal MIT. Di questi 3.800, inoltre, poco più di 1.000 rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione.

Su disposizione del MIT, i Comuni e le amministrazioni avevano due mesi di tempo per inviare i dati e registrare i dispositivi irregolari. In caso di mancata regolarizzazione, i dispositivi sarebbero dovuti esser spenti e smantellati, con tanto di annullamento delle sanzioni emesse tramite quest’ultimi. Il caos autovelox parte dalla sentenza delle Corte di Cassazione che, ad aprile del 2024, ha stabilito la nullità delle multe elevate dagli apparecchi approvati ma non omologati.

La conseguenza potrebbe dunque essere una pioggia di ricorsi da parte degli automobilisti multati da autovelox non a norma, come dichiarato dal presidente nazionale di Assoutenti, Gabriele Melluso. «I dati forniti dal MIT parlano chiaro e aprono la strada a una vera e propria valanga di ricorsi nei prossimi mesi. È indispensabile che enti locali, prefetture e Ministero attivino immediatamente un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche». 

«Se passa il messaggio – prosegue Melluso – che gli strumenti non sono omologati e che le sanzioni possono essere facilmente annullate, il deterrente degli autovelox viene meno. Il rischio concreto è che molti automobilisti, sentendosi "coperti", possano decidere di viaggiare oltre i limiti di velocità, con evidenti ricadute sulla sicurezza stradale. Gli autovelox devono essere uno strumento di prevenzione e tutela, non un mezzo per fare cassa. Servono regole chiare, strumenti pienamente legittimi e trasparenza totale».

(Unioneonline/ n.s.)

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