“Il 13 febbraio senza bandiere e simboli di partito saremo davanti al tribunale di Milano in difesa dell'indipendenza della magistratura, della democrazia e dei valori nati dalla resistenza”. Lo ha annunciato Michele Santoro spiegando di aver firmato insieme a Barbara Spinelli e Marco Travaglio un appello per parteciparvi. Ma dopo la polemica sul battibecco in diretta con il direttore generale della Rai, Mauro Masi, il conduttore si ritrova nel pieno di una bufera politica che vede scendere in campo il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che ha scritto al presidente dell'Autorità garante per le comunicazioni, Corrado Calabrò, lamentando violazioni da parte del giornalista agli obblighi derivanti dal contratto di servizio.

ROMANI - In un comunicato, viene precisato che la lettera a Calabrò, inviata per conoscenza anche al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli e al presidente del Cda della Rai Paolo Garimberti, serve per chiedere all'Autorità “di valutare la possibilità di attivare i poteri di verifica e istruttori di cui all'art. 48, T.U., cit., nonché ogni ulteriore iniziativa di rispettiva competenza”. Secondo il ministro, “è accaduto che nel corso della trasmissione del programma
Annozero del 20 e del 27 gennaio si sia dato ampio rilievo ad affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del decoro di eminenti personalità politiche, che sarebbero state proferite da soggetti coinvolti nell'attività di indagine da parte della magistratura requirente”. Le puntate in questione sono state dedicate al caso Ruby e al coinvolgimento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, indagato nell'inchiesta per concussione e prostituzione minorile.
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