«Ajo, tutti ci siamo»: il grido durante l’assalto ai portavalori. Dodici imputati scelgono il rito abbreviato
Iniziato il procedimento per la rapina compiuta dal «commando sardo» sull’Aurelia nel marzo 2025«Ajo, tutti ci siamo». Un grido rimasto impresso nelle indagini e rimbalzato via social su migliaia di telefonini degli italiani, pronunciato durante l’assalto ai portavalori sulla Variante Aurelia, che avrebbe permesso agli investigatori di orientarsi subito sulla pista sarda.
Un colpo messo a segno praticamente in diretta grazie alle riprese dagli smartphone degli automobilisti e oggi approdato davanti al gup di Livorno Francesca Mannini.
I dodici imputati - undici detenuti e uno a piede libero - oggi hanno scelto di essere giudicati tutto col rito abbreviato. Il procedimento, che proseguirà il 15 maggio con la requisitoria del pm Ezia Mancusi, riguarda la rapina del 28 marzo 2025 a San Vincenzo, nel livornese, obbiettivo i 4,6 milioni di euro trasportati dai portavalori, bottino effettivamente sottratto dalla banda 3.082.754 euro.
Secondo l’impianto accusatorio, il commando dopo aver pianificato il colpo per mesi costruendo anche degli alibi, avrebbe bloccato i portavalori con veicoli rubati, minacciato le guardie giurate e fatto esplodere uno dei furgoni per aprirsi l’accesso al denaro. Determinanti le intercettazioni e lo stub, che avrebbero consentito di ricostruire ruoli e dinamiche dell’azione.
Nel corso dei blitz del 19 maggio dello scorso anno, quando sono scattati gli arresti, i carabinieri di Livorno e quelli di Nuoro hanno sequestrato un arsenale: 5 fucili, una pistola, circa 1.500 cartucce di vario calibro, oltre 200 grammi di esplosivo militare, 1,5 chili di esplosivo da cava, micce e inneschi. Recuperati anche giubbotti antiproiettile, passamontagna, cellulari “burner” e 20mila euro in contanti.
Gli imputati sono: Antonio Moni (Castelnuovo Val di Cecina), difeso da Marco Talini; Franco Piras (Bari Sardo) e Francesco Palmas (Lanusei), difesi da Marcello Caddori; Salvatore Campus (Olzai) difeso da Antonio Mereu e Andrea Nieddu; Nicola Fois (Girasole), difeso da Marcello Caddori; Marco Sulis (Villagrande Strisaili) difeso da Giuseppe Talanas e Potito Flagella; Renzo Cherchi (Irgoli) difeso da Angelo Magliocchetti; Francesco Rocca (Orotelli) difeso da Giuseppe Talanas e Carlo Ambrosini; Alberto Mura (Ottana), difeso da Lorenzo Soro; Giovanni Columbu (Ollolai) difeso da Pasquale Ramazzotti; Salvatore Giovanni Antonio Tilocca (Bottidda) difeso da Lorenzo Soro; Antonio Stochino (Lanusei) difeso da Francesco Marongiu.
Per la Procura di Livorno e la Dda di Firenze il gruppo avrebbe agito con modalità da commando organizzato, con ruoli definiti e capacità operative strutturate.
