Il “buco” del raggiro è da brividi: almeno quattro milioni di euro. Questa la cifra che sarebbe stata sottratta alle tasse grazie a slot machine e videopoker truccati. Un vero e proprio giro d'affari illegale scoperto dal gruppo di Cagliari della Guardia di finanza dopo lunghe e laboriose indagini. Ancora ieri i finanzieri stavano concludendo gli ultimi atti che porteranno alla denuncia di almeno cinque persone del Cagliaritano. Un'operazione che ha portato al sequestro di oltre 50 “macchinette” irregolari.

RAGGIRO Gli investigatori hanno le bocche cucite. Impossibile conoscere i particolari di un'inchiesta iniziata da diversi mesi. Tutto sarebbe nato da alcune segnalazioni arrivate da Cagliari, dall'hinterland, dal Medio Campidano e dal Sulcis. In diversi bar e locali era possibile giocare con slot machine e videopoker scollegati dalla rete: le giocate non venivano registrate e di fatto non venivano tassate. Un'evasione che permetteva ai giocatori vincite maggiori e ai titolari delle attività di pagare meno imposte. Non solo. Diverse macchinette sarebbero risultate truccate, distribuendo vincite minori e consentendo così ai proprietari di incassare un discreto gruzzoletto.

I SEQUESTRI Dopo aver ricostruito i canali preferenziali del mercato irregolare, i finanzieri hanno messo a segno il blitz, concluso nella tarda serata di ieri. Almeno cinque le persone denunciate, mentre le slot machine sequestrate sono state più di 50. I militari in alcuni casi avrebbero ritrovato le strumentazioni per simulare il finto collegamento alla rete e coprire così l'imbroglio. Da una prima stima il raggiro messo in piedi con i giochi illegali si aggirerebbe sui quattro milioni di euro.

I RISCHI Oltre alla denuncia penale, i proprietari di bar e locali pubblici dove sono state trovate le macchinette truccate (che verranno distrutte) rischiano la chiusura dell'esercizio commerciale oltre al ritiro delle licenze per l'utilizzo delle slot machine. I militari delle Fiamme Gialle continueranno e intensificheranno i controlli per contrastare l'utilizzo irregolare della macchinette. L'impressione è che siano in molti a usarle come mangia soldi per far quadrare i conti. Spesso slot machine e videopoker sono stati ritrovati in circoli privati poi risultati ritrovo abituale di pregiudicati o locali dove l'attività principale è risultata lo spaccio di droga.

I CINESI Non è la prima volta che i finanzieri del gruppo di Cagliari si occupano di slot machine e videopoker. Un mese fa avevano sgominato una vera e propria banda tecnologica di cinesi: armati di telefoni cellulari, apparecchi elettronici e istruzioni per forzare i software erano diventati il terrore di bar e locali del Cagliaritano. Entravano e prosciugavano le “macchinette”. Un giro d'affari di decine di migliaia di euro che aveva portato alla denuncia di tre cittadini cinesi (due uomini e una donna). Le indagini erano iniziate dalle denunce di alcuni titolari di bar di Cagliari e Capoterra che segnalavano ripetute e consistenti vincite ai videopoker. Grazie a un sistema che mandava in tilt il software degli impianti, in poche ore vincevano tra i 300 e i 1.000 euro. I militari di Sarroch, coordinati dal maresciallo Diego Casu, li avevano seguiti. Dopo aver ricostruito la tecnica (uno dei tre giocava senza fermarsi, un altro ritirava le vincite e un terzo - una ragazza - copriva i movimenti) li hanno fermati e denunciati per furto con destrezza.

MATTEO VERCELLI
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