Usura, imprese sarde a rischio:pesa il difficile rapporto con le banche
L'Eurispes traccia la mappa delle regioni più a rischio usura in Italia: in testa quelle del Sud (prima la Calabria) e l'Isola si piazza al 7° posto. Le banche stringono i cordoni del credito e le aziende incappano nelle mani degli strozzini. Per l'Eurispes il fenomeno dell'usura è molto diffuso tra le imprese del Sud Italia e anche in Sardegna.
L'INDAGINE Secondo uno studio dell'istituto di ricerca, infatti, il difficile contesto economico favorisce la crescita delle sofferenze delle famiglie ma anche delle aziende, in particolare quelle di piccole dimensioni (pari al 99% del tessuto imprenditoriale). Oltre alle difficoltà congiunturali, infatti, gli imprenditori devono far fronte al problema di accesso al credito, dovuto anche alle rigide regole di Basilea 2.
LA MAPPA A soffrire sono soprattutto le regioni del Sud Italia, classificate in base all'Indice di rischio di usura (Iru). Ovvero un indicatore da 1 a 100 formulato dall'Eurispes che tiene conto del quadro economico del territorio (Pil e disoccupazione), del sistema bancario (come protesti e tassi di interesse), del tessuto imprenditoriale (numero e grandezza delle imprese) e del tasso di criminalità. Nella classifica svetta la Calabria con un indice pari a 97,1 punti. Seguono Campania e Basilicata (88,4 e 80,2) che registrano un rischio “alto”. La Sardegna si ferma a 65,2 (rischio “medio-alto”), al 7° posto. Il fenomeno dell'usura sembra invece quasi assente nel Trentino Alto Adige, ultimo in classifica con 2,8 punti. Situazione che si riflette a livello provinciale. Nell'Isola è Oristano a registrare il tasso maggiore (26° posto con 70 punti), seguita da Nuoro al 28° (68,7). Poco meglio per Sassari (33° posto con 61,7) e Cagliari (34° con 60,2). Tutte a rischio “medio-alto”.
COMMENTO Alla base del fenomeno, quindi, la difficoltà delle piccole imprese ad accedere al credito. Ma non solo. Secondo il presidente di Confindustria Sardegna, Massimo Putzu , «non è la prima volta che l'Eurispes fa queste analisi ma bisogna stare attenti. L'indice si basa su diversi fattori che vedono la Sardegna penalizzata insieme ad altre regioni d'Italia». Le aziende sarde sono piccolissime e «quindi partiamo da una posizione di svantaggio. Così come per il tasso di disoccupazione più alto della media nazionale». Ad incidere, inoltre, ci sarebbe anche la mancanza di banche cooperative. «L'indice, insomma, è indotto da criticità risalenti ma non è diffusa la crimininalità, che spesso è legata al fenomeno dell'usura». Ma è comunque necessario non abbassare la guardia.
CREDITO Sulla stessa linea Italo Senes , presidente di Api Sarda, che però è critico sulle modalità con cui le banche assegnano il rating alle aziende. «Il nostro consorzio fidi non rileva nell'Isola sofferenze peggiori rispetto al resto d'Italia, né rischi legati alla criminalità organizzata», dice. «Sicuramente la sottocapitalizzazione diffusa ha fatto sì che le piccole aziende debbano fronteggiare la crisi, che sta arrivando ora, con meno riserve di capitali rispetto alle grandi». Per il segretario della Cna sarda, Francesco Porcu , il fenomeno non va però sottovalutato. «C'è una percentuale sempre più alta di famiglie e imprese che non trova nei canali ordinari forme per avere denaro, e che quindi si rivolge a sistemi illeciti». Per questo servono nuovi strumenti, concludono gli imprenditori, a sostegno delle vittime di usura.
ANNALISA BERNARDINI