La paura di non riuscire a tornare a casa era già nell’aria prima del blocco aereo, tanto che le chiamate e le segnalazioni all’ambasciata e alla Farnesina erano partite in anticipo. Ma per Sara Scanu e Stefano Mojoli, due ragazzi di Alghero, quella che doveva essere una vacanza nelle Filippine si è trasformata in un’odissea dal finale incerto. «Siamo qui bloccati e nessuno ci ascolta, i voli di ritorno dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente sono inesistenti: i pochi che c’erano sono al completo. Abbiamo bisogno di aiuto». 

Intanto la speranza di trovare un volo per la Sardegna è sempre più flebile, visto che tutti i tentativi fatti finora non sono andati a buon fine. «La compagnia aerea non ci ha mai fornito alcuna risposta – spiega Scanu – se non messaggi automatici del tutto inutili, in cui si invitano i passeggeri ad attendere evoluzioni della situazione. Nessuna risposta alle chiamate né ai messaggi».

Nulla di fatto anche dall’ambasciata italiana. «Ci hanno detto di aspettare perché “magari le cose cambiano”, oppure di riprogrammare un volo a nostre spese, col rischio che, se la compagnia aerea dovesse partire, perderemmo comunque il biglietto». «La Farnesina non si è proprio palesata», precisa Scanu, che non nasconde un velo di delusione.

Alla paura, allo stress e alla stanchezza si aggiunge anche un ostacolo di natura economica: «I voli consigliati dall’ambasciata hanno un prezzo di oltre 2000 euro, fino ad arrivare anche a 14mila». Cifre che – come è comprensibile – i due sardi fanno fatica a sostenere. «Inoltre siamo lavoratori, non è facile giustificare la nostra assenza», conclude Scanu. L’appello è uno solo, accompagnato dalla speranza che qualcuno possa offrire un supporto concreto: «Vogliamo tornare a casa, non sappiamo più a chi chiedere aiuto e siamo in difficoltà».

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