Trasporto pubblico, venerdì 9 gennaio scioperano gli autisti dell’Arst
Il sindacato Orsa: «Turni massacranti e salari bloccati da decenni, situazione inaccettabile»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Con il nuovo anno riparte più decisa che mai la mobilitazione dell'organizzazione sindacale ORSA TPL degli autisti e ferro-tranvieri ARST.
Per venerdì 9 gennaio è stato proclamato uno sciopero generale di 24 ore da inizio a fine servizio per rivendicare la nuova proposta di piattaforma contrattuale, rifiutata da ARST, «per un miglioramento delle condizioni del contratto di base che prevede revisione normativa o adeguamento parametrale, turni meno massacranti, premi di produttività e valorizzazione delle professionalità».
ORSA accusa la dirigenza ARST: «Invece che confrontarsi e dare risposte ai lavoratori ha sottoscritto con altre sigle sindacali un accordo CIA 2025/27 che non affronta né risolve i problemi reali dei lavoratori, del personale operativo e del comparto viaggiante», denunciano Luigi Melis e Massimo Frau della segreteria sindacale.
La situazione dei salari e delle indennità è «bloccata da decenni, non è previsto un vero premio di produttività, nessuna revisione normativa e nessuna valorizzazione delle professionalità. Sono in atto, poi, premialità discriminatorie, un welfare selettivo che non coinvolge tutti i lavoratori e una gestione del personale che accentua le diseguaglianze», prosegue la segreteria. Che aggiunge: «Turni e nastri di lavoro insostenibili, part-time penalizzanti, l’assenza di regole certe sui cambi turno e una gestione dei buoni pasto giudicata inaccettabile, visto che la loro acquisizione tramite la riduzione della soglia da 10 a 9 ore rappresenta l’ennesima presa in giro a fronte di trattamenti più favorevoli riservati ad altri comparti amministrativi e dirigenziali».
Inaugurazione del nuovo anno quindi con una nuova fase di protesta, perché «i lavoratori chiedono turni sostenibili, indennità adeguate, buoni pasto equi, stabilizzazione del precariato, regole certe e rispetto. La dignità del lavoro non è negoziabile».
