DAL NOSTRO INVIATO

MARILENA ORUNESU

Tre parole e il disegno di un teschio. Pericolo di morte , sta scritto per avvertire che oltre il cancello era proibito andare. È morto lì, davanti a quel messaggio che non avrebbe mai pensato fosse premonitore d'una trappola tanto feroce per lui. Luigi Congiu, allevatore di 56 anni, che i compaesani chiamavano Luigino e anche col soprannome “Turaiu”, è stato fulminato da una pioggia di piombo che non gli ha lasciato neppure il tempo di rendersi conto dell'inferno scatenato attorno a lui. Lunedì sera aveva lasciato la sua casa di Oliena per raggiungere l'ovile dove, come spesso faceva, avrebbe passato la notte. Un modo per proteggere il bestiame e tenere lontani i malintenzionati. Invece, è finito nel fuoco di almeno due killer, vittima di un agguato ricalcato sul classico copione della vendetta barbaricina. Almeno nove fucilate esplose in successione, due-tre lo hanno straziato senza neppure dargli il tempo di fermare l'auto e tentare una fuga disperata nella notte d'odio e di piombo.

L'AGGUATO La trappola è scattata davanti al cancello del suo tancato, a Norgheri , località alle spalle della zona industriale, a pochi chilometri da Oliena. Intorno alle 23.30 Congiu - fratello di Tonino, condannato per il sequestro dell'imprenditore romano Ferruccio Checchi - ha salutato la moglie e a bordo della sua Ford Escort amaranto si è diretto verso l'ovile. Un percorso abituale per lui, di giorno e di notte. Un tratto d'asfalto, poi lo sterrato che conduce al cancello dove con la vernice rossa è tracciato il messaggio: pericolo di morte . Nella notte profonda l'allevatore non ha notato ombre né fucili rivolti contro di lui. Guidava in tutta tranquillità, mentre i killer, che ben conoscevano le sue abitudini, attendevano che arrivasse sotto tiro. Prima che l'allevatore fermasse l'auto per aprire il cancello scorrevole, i sicari hanno fatto partire le fucilate. Il vetro della vettura si è sbriciolato a terra, ma la Ford Escort è andata avanti, senza fermarsi. Si è bloccata un paio di metri dopo quando i pallettoni avevano già straziato l'allevatore e devastato il parabrezza e il lunotto. La pioggia di piombo l'ha investito in pieno, in faccia e di fianco, piegandolo sul sedile dell'auto. Non meno di nove i colpi esplosi da due fucili calibro 12, almeno due, forse tre lo hanno centrato, un paio hanno mancato il bersaglio.

L'ALLARME La moglie ha atteso invano la telefonata che il marito aveva promesso di farle una volta giunto all'ovile. Ha pazientato per qualche ora, poi si è preoccupata. Così ha chiesto al nipote di andare a cercarlo. Lui ha fatto un giro nei bar del paese, poi il salto a Norgheri per verificare che tutto fosse a posto. Ha scoperto lo zio riverso all'interno della vettura, inzuppato di sangue. Erano le 2.30 di ieri. L'allarme ha mobilitato i carabinieri di Oliena e di Nuoro.

LE INDAGINI Il colonnello Felice Maselli, comandante provinciale dell'Arma, ha raggiunto l'ovile di Norgheri assieme ai vertici del Reparto operativo, il colonnello Simone Sorrentino e il capitano Luigi Mereu. All'alba i rilievi dei militari che hanno raccolto nove bossoli rimasti per terra, il sopralluogo del magistrato Giangiacomo Pilia e del medico legale Vindice Mingioni che nel pomeriggio ha eseguito l'autopsia nell'obitorio dell'ospedale di Nuoro. Le indagini non si presentano facili. Gli investigatori vanno a rispolverare vecchie vicende, a iniziare dal sequestro Checchi in cui è stato coinvolto il fratello della vittima, senza trascurare storie più recenti, legate alla faida di alcuni anni fa e alle turbolenze sotterranee che spesso agitano il mondo delle campagne.
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