Vari documenti, cartacei e informatici, sono stati sequestrati dalla Digos di Sassari nella casa di un esponente dell'area marxista-leninista sarda. Il materiale sequestrato, su disposizione del procuratore della Dda di Cagliari, Paolo De Angelis, è ora al vaglio degli inquirenti che da tempo indagano su una serie di attentati compiuti in Sardegna, alcuni dei quali rivendicati con telefonate partite sempre dalla stessa cabina telefonica pubblica, nel centro di Olbia. Dal 2002 la maggior parte degli attentati e atti intimidatori messi a segno nell'isola è stata rivendicata con le sigle Npc (Nuclei proletari per il comunismo) e Rrs (Resistenza rivoluzionaria sarda). Secondo la Digos, il proprietario dell'abitazione, dove è stata sequestrata la documentazione - si tratta di un trentaduenne, A.S., appartenente, secondo gli investigatori, all'area del movimento marxista-leninista con base a Siniscola - sarebbe l'autore di una telefonata minatoria, "di carattere eversivo", ricevuta nell'ottobre del 2005 dai Vigili Urbani di Ozieri, con la quale erano stati rivendicati gli attentati dinamitardi commessi nel 2003 ai danni di due politici sardi, Mario Diana, di An, all'epoca presidente della Provincia di Oristano, e Ignazio Manunza, allora senatore di Forza Italia, e, nel 2004, contro la discoteca 'Smailàs' di Poltu Quatu, il locale per vip del comico Umberto Smaila della Costa Smeralda. Con la stessa telefonata era stata attribuita a una delle due sigle oggetto di indagine, anche la parternità della collocazione di un ordigno esplosivo a Porto Rotondo nell'agosto del 2004, in occasione della visita a Villa Certosa, residenza estiva del premier Berlusconi, dell'allora primo ministro inglese Tony Blair.
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