L’assessore di Sant’Antioco offende la Pausini, poi le scuse
Il responsabile comunale della Cultura attacca la cantante per l’esibizione alle Olimpiadi. Dure accuse dall’opposizione: «Violenza verbale contro le donne»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Un anno di prove. Soldi spesi a profusione, anche per pagare quella cagna di Laura Pausini». Questo l’incipit del post dell’assessore alla Cultura del comune di Sant’Antioco, Luca Mereu, che scatena la polemica e la reazione – tra tutte – della consigliera comunale d’opposizione Ester Fadda.
La critica era rivolta alla performance della cantante, al centro di ampio dibattito, che ha eseguito l’inno di Mameli durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Le critiche di Mereu si sono estese anche alla cronaca della Rai, zeppa di errori, e alla divisa degli atleti azzurri: «Ok che Armani e Valentino sono passati a miglior vita ma chi ha disegnato la divisa italiana? Vannacci?».
Ma è sulla prima definizione, quella data per Pausini, che si sofferma l’attenzione di Fadda: «Un insulto sessista e volgare, completamente fuori luogo in qualsiasi contesto, ma ancora più grave quando viene da una figura istituzionale. Questo tipo di linguaggio», prosegue Fadda, «normalizza la violenza verbale contro le donne e abbassa il livello del dibattito pubblico. Indipendentemente dal giudizio sulla cerimonia, questo modo di esprimersi è semplicemente inaccettabile, specialmente da chi ricopre cariche pubbliche».
A stretto giro arrivano le scuse dei Mereu. Con spiegazione: «Le possibilità sono due: o si pensa davvero che io sia sessista, misogino e qualcosa del genere, oppure si riconosce che una persona può utilizzare i social per commentare i fatti del giorno, usando anche termini "forti", ma con un significato contestuale ben preciso, per esprimere le proprie opinioni», spiega. Cita la serie Boris, per dire da dove provenisse la modalità d’uso del termine, e richiama la cultura pop. Ma ammette: di essere «stato superficiale anche in relazione al ruolo istituzionale che ricopro. E, per questa défaillance, chiedo sincera venia. Detto ciò, il termine che ho usato ha ferito o fatto sentire sminuite o offese le donne e, quindi, me ne assumo tutta la responsabilità chiedendo scusa: non era quella la mia intenzione».
(Unioneonline/E.Fr.)
