Spopolamento: «Nel 2100 la Sardegna scenderà sotto i 900mila abitanti»
Comandini: «Servono politiche di accoglienza e inclusione dei migranti, gli altri Paesi li vedono come grandi opportunità»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Entro il 2100 la Sardegna potrebbe scendere sotto la soglia del milione di abitanti, fermandosi a circa 900mila residenti. È la previsione legata al fenomeno dello spopolamento, illustrata dal presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, intervenuto questa mattina alla tavola rotonda "Il Terzo Settore dialoga con le istituzioni e la politica regionale", nell'ambito dell'assemblea regionale del Forum del Terzo Settore "Futuro Sardegna. Il terzo settore luogo di cittadinanza e protagonismo per comunità più giuste e inclusive". Se i dati sulla Sardegna colpiscono, le proiezioni demografiche a livello globale sono ancora più significative: entro la fine del secolo, la popolazione dell'Europa potrebbe risultare inferiore a quella della Nigeria. «Le scelte politiche dovranno essere assunte tenendo conto di questi dati», ha sottolineato Comandini.
«Se guardiamo all'Europa, i Paesi che prendevamo come modello per servizi efficienti e all'avanguardia, sono oggi tra quelli che hanno perso più popolazione. Ciò significa – ha spiegato Comandini – che lo spopolamento non è legato solamente alla carenza di servizi, ma più ai modelli costruiti negli ultimi 20 anni, guidati dai consumi, e che prescindono dal colore politico di chi governa. Anche nella realtà sarda, negli ultimi anni abbiamo messo in campo risorse per gli enti locali, con il Fondo unico, come nessun'altra regione in Italia ha fatto. Eppure non freniamo lo spopolamento, forse perché guardiamo solo due fattori: la rendicontazione e i tempi di spesa di queste risorse e non anche alla qualità progettuale nella spendita». «Non siamo favorevoli alle politiche dei voucher», ha precisato il presidente del Consiglio regionale, «ci interessano di più le politiche dei servizi, della sanità sul territorio e non centralizzata su Cagliari e Sassari, investire su case di comunità e della salute ma pensando anche a chi ci lavorerà».
«Dobbiamo guardare alle scelte di Paesi come la Spagna che ai migranti che decidono di restare e lavorare offre assistenza sanitaria e la casa», ha argomentato Comandini. «Così stanno crescendo in produttività e come popolazione. Anche da noi in Italia, in Sardegna, servono politiche di accoglienza e di inclusione reali per trattenere migranti che i Paesi più sviluppati vedono come grande opportunità. La Sardegna è, attualmente, la regione con il minor tempo di permanenza dei migranti: appena possono vanno via, raggiungono altre zone d'Italia o d'Europa». Comandini ha invitato a fare fronte comune «davanti a sfide future che non sono semplici». «Come politica, come Regione – ha concluso – possiamo sicuramente fare di più e meglio, ma è importante capire che ci salviamo soltanto tutti insieme».
(Unioneonline)
