L’Isola resta senza paracadute normativo davanti all’assalto eolico e fotovoltaico. Mauro Pili, ex sindaco di Iglesias, poi presidente della Regione e deputato, punta l’indice contro gli speculatori e una classe politica non sempre in grado di difendere le istanze dei territori. «Siamo davanti ad uno scenario politico, legislativo e giudiziario radicalmente cambiato», spiega Pili. «La Corte costituzionale ha bocciato due leggi regionali che si sono rivelate una farsa, vista anche la valanga di sentenze di questi ultimi giorni del Tar Sardegna. È stato volutamente creato un vuoto normativo che ha lasciato la Sardegna senza alcuna protezione rispetto all’avanzata di speculatori, multinazionali e faccendieri di ogni genere. Come se non bastasse, a coprire questo vuoto ci ha pensato il Governo nazionale con una norma-scippo che impone alla Sardegna 370mila ettari di aree idonee, capaci di devastare l’Isola in lungo e in largo».

Che cosa si può fare per evitare l’assalto finale? Per l’ex parlamentare, «servono strategie e azioni innovative che consentano di modificare il terreno di gioco, cambiare i giocatori – non più solo la Regione ma soprattutto i Comuni protagonisti –, rompendo gli schemi consolidati grazie a nuove e rilevanti norme europee in materia di ripristino e tutela della natura». Pili, venerdì scorso, durante un convegno a Cagliari, ha indicato una strada. «Pratobello 2026 è un piano di attuazione della Pratobello 2024, una proposta di legge che è stata e resta un’iniziativa legislativa senza precedenti in Italia e in Europa, con una spinta popolare di 210.729 sardi. In quasi due anni, le forze politiche che governano la Regione, hanno cercato in tutti i modi di “sfiancare” e indebolire quella spinta democratica e popolare, prima approvando due leggi capestro, bocciate sonoramente dalla Corte Costituzionale, e poi consentendo allo Stato di occupare lo spazio e la competenza costituzionale e Statutaria della Regione in materia di Urbanistica. Portare ora la Pratobello in Aula significherebbe condannarla ad una strada minata e avvelenata».

E ancora: «Il Governo con la legge 4/2026 sulle aree idonee ha di fatto imposto alla Sardegna una “mega-variante urbanistica” definendo aree e territori vastissimi su cui consentire la devastazione ambientale, paesaggistica e identitaria. Da una parte lo Stato ha condannato presunti divieti generici e indiscriminati delle Regioni, dall’altra ha fatto lo stesso imponendo aree idonee sconfinate, senza alcuna verifica territoriale e di dettaglio. Hanno deciso a Roma, e nei palazzi delle lobby, come gestire la pianificazione territoriale e urbanistica della Sardegna. Per questo motivo, prima di portare la Pratobello 24 in Consiglio regionale occorre intentare una vera e propria guerra costituzionale con lo Stato per ripristinare sino in fondo la competenza primaria della Regione in materia urbanistica. Il fatto che la Regione non abbia ancora adottato la delibera di impugnazione di quella legge statale nefasta la dice lunga sulla complicità della Giunta regionale con le deleterie scelte del Governo in materia di rinnovabili. Serve una reazione senza precedenti, a partire dal Consiglio regionale».

Pili indica le priorità. «Il piano che ho proposto non è altro che l'attuazione della Pratobello 2024, partendo questa volta dalle prime cellule dell'autonomia regionale, i Comuni e le comunità locali. I Comuni non fanno “leggi”, tranne in un'occasione, quando approvano le norme urbanistiche, quando pianificano il proprio territorio: quelle norme hanno valenza sul piano penale, civile e amministrativo. È un passaggio decisivo perché in attesa di liberare la strada dai massi statali si possa cominciare ad attuare dai territori i contenuti della proposta di legge Pratobello 2024». Uno scudo potente, oltre allo statuto e al riferimento all’urbanistica, potrebbe arrivare dal regolamento europeo sulla natura. «Oggi questa strada è resa ancora più stringente, urgente e innovativa da una novità dirimente a livello europeo con l’approvazione da parte del Parlamento di Bruxelles di un Regolamento sulla rigenerazione e tutela della natura. Si tratta di un atto che sulla scala gerarchica delle fonti ha il livello più alto, per intenderci superiore alle direttive europee in materia di rinnovabili. È entrato in vigore ad agosto del 2024, quando la Pratobello stava già dispiegando la sua più elevata azione di coinvolgimento popolare. L’Italia, lo Stato, le Regioni e i Comuni hanno l’obbligo di attuarlo già dal primo settembre 2026. Un’opportunità strategica perché quel regolamento sembra scritto per la tutela della Sardegna, isola esclusiva, con un rilievo di biodiversità, paesaggi naturali e valenze identitarie uniche nel suo genere. L’Europa con quel regolamento, che ha una valenza costituzionale, obbliga a due azioni: rigenerare la natura e tutelare quella integra. Il ragionamento e le azioni sono conseguenti: usando la competenza primaria della Regione, articolo 3 lettera f) dello Statuto, a partire da Comuni che sono i primi titolari della competenza pianificatoria dei loro territori, si deve attuare il regolamento europeo attraverso una variante urbanistica comunale, che tuteli il territorio e le valenze naturalistiche. Non più una sola Pratobello, ma 377, una per ogni comune. Il compito di valutare quelle varianti urbanistiche non sarà più della Consulta, ma della Regione, che a quel punto dovrà venire allo scoperto: stare dalla parte dei Comuni e in difesa dei territori, o del decreto Draghi e dallo scippo dello Stato».

La lunga intervista con Mauro Pili sull’edizione cartacea oggi in edicola e sull’app L’Unione Digital.

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