Un fondo regionale per recuperare e conservare i paesaggi rurali storici della Sardegna, risorse ai Comuni e priorità nei bandi regionali per gli interventi nei territori riconosciuti.

Sono gli strumenti previsti dalla proposta di legge depositata in Consiglio regionale, prima firmataria Camilla Soru, sottoscritta dai consiglieri del gruppo  Pd-Progressisti del Consiglio regionale. Il testo prevede uno stanziamento complessivo di 2,6 milioni di euro nel triennio 2026–2028.

«I paesaggi rurali che abbiamo ereditato sono il risultato di secoli di lavoro: coltivare, costruire muretti a secco, mantenere terrazzamenti, governare le acque. La loro conservazione dipende dalla possibilità di continuare quel lavoro», dichiara Soru. «Per questo proponiamo di accompagnare il riconoscimento del loro valore con strumenti concreti per i territori e per chi continua a coltivarli».

Camilla Soru

La proposta si applica ai paesaggi sardi iscritti nel registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico e prevede anche assistenza tecnica per accompagnare nuove candidature.

Il fondo regionale avrà una dotazione di 200 mila euro per il 2026 e di 1,2 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Le risorse saranno assegnate ai Comuni interessati in proporzione alla superficie agricola utilizzata compresa nei paesaggi riconosciuti. Potranno finanziare il recupero di muretti a secco, terrazzamenti e sistemi tradizionali di gestione delle acque, la riqualificazione delle superfici abbandonate e progetti collettivi di conservazione e valorizzazione. 

«Chi mantiene colture e pratiche tradizionali può affrontare costi maggiori e ricavi inferiori. Il valore di quel lavoro, però, riguarda tutta la comunità: contribuisce alla cura del suolo, alla biodiversità e alla prevenzione del dissesto e degli incendi», prosegue Soru. «La proposta indica quindi anche una direzione per la programmazione della Politica agricola comune successiva al 2027: prevedere interventi specifici che sostengano gli agricoltori e compensino i maggiori costi e i mancati redditi legati agli impegni di conservazione».

Il testo promuove inoltre la trasmissione dei saperi agricoli e degli antichi mestieri, la valorizzazione delle produzioni locali e lo sviluppo di itinerari di turismo rurale ed esperienziale, coinvolgendo imprese, enti locali e comunità.

«L’abbandono delle campagne porta con sé la perdita di produzioni, conoscenze e cura del territorio. Con questa proposta vogliamo dare ai piccoli comuni e alle comunità rurali strumenti per custodire il proprio patrimonio e costruire nuove possibilità di lavoro e reddito», conclude Soru.

(Unioneonline)

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