«Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace», dice il cardinale Matteo Zuppi. E mentre tutti esprimono preoccupazione, chiedono un dialogo, e parlano di “discriminazione”, il Governo tira dritto e lavora veloce a rendere legge l’annuncio della premier sul tetto massimo agli studenti stranieri e il divieto di indossare il velo a scuola.

La crisi

In Sardegna – dove a causa del crollo demografico soltanto in un anno la scuola ha perso 5.600 alunni (35mila in meno di 10 anni) – i numeri sugli stranieri sono esigui ma il dibattito è acceso. La prima a intervenire è l’assessora regionale alla Pubblica istruzione Ilaria Portas: «Nel sistema che noi vogliamo ci sono indirizzi chiari e strumenti operativi per sostenere l'inclusione reale. È così che crediamo si debba affrontare la gestione dei contesti scolastici, non con la retorica discriminatoria. Il limite del 30% di alunni immigrati per classe non è altro che propaganda ideologica. La crisi della scuola inclusiva non nasce dall’eterogeneità delle classi, ma dal definanziamento cronico del sistema: servono risorse strutturali, formazione per i docenti, educatori specializzati e mediatori linguistici e culturali».

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