Serra è stato ritrovato da una pattuglia della Polizia all'interno del cofano della sua Opel Vectra parcheggiata nel quartiere di Santa Maria di Pisa a Sassari. Il "film" dell'azione dei sequestratori, ricostruito grazie alle testimonianze della vittima, della moglie Anna Antonia Camedda e del figlio Damiano è ora all'esame degli investigatori di Polizia e Carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari.

Sotto esame anche i nastri registrati dalla telecamere di sorveglianza delle case vicine a quella della famiglia Serra, una villetta in località Li Buttangari, tra Sassari e Sorso sulla strada per Buddi Buddi. L'azione dei malviventi si è sviluppata secondo il classico modus operandi delle rapine in villa, fenomeno finora sconosciuto nell'isola. Probabilmente la decisione di portar via l'ex gioielliere è maturata dopo la scoperta che in casa non c'erano gioielli e valori e neanche una cassaforte. Proprio "dov'è la cassaforte?" è stata la prima frase urlata dai banditi mascherati e armati di pistola (descritti come ben vestiti e con accento sardo dalle loro vittime) quando hanno sorpreso Serra e la moglie che facevano ritorno a casa e il figlio che, in contemporanea, usciva per controllare come mai fosse mancata la corrente elettrica.

Secondo i racconto dei coniugi Serra e del figlio, i malviventi sembravano avere una idea precisa di cosa cercare, anche se probabilmente, ma questo saranno le indagini a chiarirlo, non sapevano che Serra aveva abbandonato dal dicembre scorso la sua attività. Tra le ipotesi di lavoro degli inquirenti c'è anche quella che i malviventi volessero portare Serra al suo vecchio laboratorio orafo di viale Porto Torres, a Sassari, per cercare la cassaforte. Ma alla fine hanno deciso di abbandonare l'ostaggio legato dentro il cofano, ritenendo troppo pericoloso continuare a girare sull'auto del sequestrato.

La vettura, come la villetta dei Serra, sono state passate al setaccio dagli esperti della Polizia scientifica e del Ris alla ricerca di elementi utili per identificare i banditi. L'ultimo sequestro nel sassarese risale a sei anni fa. L'allevatore di Bonorva, Giovanni Battista Pinna era stato rapito nella sua azienda agricola il 19 settembre 2006 ed era riuscito a fuggire, il 28 maggio 2007, da un ovile a Sedilo (Oristano). Per il rapimento è stato condannato a 30 anni di reclusione l'allevatore di Sedilo, Salvatore Atzas, di 67 anni. All'interno dei suo ovile a "su padru" era stato realizzato il covo-prigione, costruito con balle di fieno dove Pinna veniva tenuto incatenato.
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