Una protesta pacifica negata ancora prima di cominciare. L’assemblea programmata nel pomeriggio dal sindacato Cgil di Sassari con le Rsu aziendali sulla vertenza Chimica Verde, presso lo stabilimento industriale di Porto Torres, si è tenuta fuori dalla sala mensa, sotto il sole e con temperature proibitive. Il capo del personale di Versalis ha ammesso soltanto i dipendenti diretti, negando l’accesso nei locali aziendali ai lavoratori indiretti e degli appalti, giustificando la mancata autorizzazione per un vizio di forma nella richiesta.

«Quello che ci accingiamo a fare in queste ore evidentemente da fastidio, altrimenti l’assemblea si sarebbe svolta all’interno, con lavoratori diretti e indiretti. Ma questo non ci distoglie da intraprendere un’azione legale contro il Governo che segna un nuovo percorso avviato dal sindacato Cgil», spiega Massimiliano Muretti, segretario della Camera del Lavoro, alla presenza del segretario nazionale Cgil Gino Giove, del segretario Cgil Sardegna Fausto Durante e del segretario Filctem-Cgil, Gianfranco Murtinu, i quali hanno scelto di tenere comunque l’assemblea fuori dalla struttura con gli addetti di Versalis, Novamont ed EniRewind, insieme ai sindaci di Sassari e Porto Torres, Giuseppe Mascia e Massimo Mulas e la presidente del Consorzio industriale di Sassari, Simona Fois e il saluto del sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto.

Dopo anni di battaglie i sindacati della Cgil si preparano a mettere in campo tre azioni strategiche per cambiare il destino dell’area produttiva. La prima è la richiesta reiterata dell’istituzione della cabina di regia per riavviare il progetto di riconversione industriale nel sito di Porto Torres. La disposizione normativa della legge 34 dell’aprile 2022 prevede l’obbligo di convocazione, in capo alle amministrazioni competenti, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione. Termine ampiamente superato. Il secondo passaggio è quello di diffidare il Governo e di intraprendere un’azione legale per far rispettare gli impegni disattesi. «Decorsi 15 anni dalla sottoscrizione del Protocollo sulla Chimica Verde, siglato nel 2011, - è scritto nelle diffida - invitiamo e diffidiamo formalmente la presidenza del Consiglio dei ministri, a procedere all’immediata convocazione della cabina di regia per procedere alla revisione, all’aggiornamento e alla ridefinizione degli obiettivi del Protocollo e alla trasformazione  degli impegni istituzionali ed economici contenuti nell’accordo e non ancora adempiuti, entro trenta giorni dal ricevimento della stessa richiesta».

Terzo obiettivo è l’istanza di accesso ai documenti, ma anche agli atti civici, con accesso civico generalizzato, relativi alla documentazione correlata al Protocollo. Per il segretario regionale Cgil Fausto Durante «nonostante le azioni che la Regione dichiara di aver messo in campo, la Presidenza del Consiglio dei ministri non ha ancora riunito la cabina di regia, una grave inadempienza rispetto a un passaggio indispensabile per tradurre gli impegni istituzionali ed economici in un Accordo di Programma». Amarezza anche nelle parole del segretario nazionale Cgil, Giove: «Escludere le stesse lavoratrici della mensa dal diritto di fare assemblea nel proprio posto di lavoro non è una cosa normale». E ancora i numeri drammatici della contrazione lavorativa nell’ex polo petrolchimico, tra diretti e indotto. «La disoccupazione in questi ultimi 15 anni – aggiunge Giove - è calata del 60 per cento senza colpo ferire, e stiamo parlando di un’azienda dello Stato italiano che dovrebbe aiutare a creare lavoro».

Fermo al palo alla Fase 2, il progetto di Chimica Verde è un piano realizzato a metà. Nel corso di questi anni le organizzazioni sindacali hanno sollecitato più volte istituzioni, enti locali e soggetti coinvolti affinché venissero individuate soluzioni condivise e definite le condizioni necessarie al rilancio dell’area industriale. L’ultimo passaggio politico in questa direzione è stata la sottoscrizione della “Posizione Condivisa sulla Chimica Verde”, firmata nella sede della Città Metropolitana di Sassari il 7 marzo 2025. Il progetto di riconversione del petrolchimico in un hub innovativo della chimica sostenibile è rimasto al momento incompiuto. «Speravo di trovarvi più comodi all'interno di una sala, sottolinea il sindaco Mulas, arrivato più tardi per impegni istituzionali «perché questo è previsto per educazione e rispetto. Ma prendo coscienza che la strada è quella giusta, perché siamo passati da una modalità di attesa di una notizia positiva da parte di Eni, a quella di dignità e libertà per poter programmare il nostro futuro e questo atteggiamento lo terremo anche in futuro, perché ci siamo stancati di giocare a perdere. Ad oggi non abbiamo ottenuto alcuna risposta sulla Chimica Verde e come, Comune di Sassari, Alghero e Porto Torres, Città Metropolitana e Regione, Consorzio industriale e sindacati, stiamo mettendo le basi per altre intraprese su questo territorio. Non vogliamo escludere Eni, li attendiamo per ulteriori opportunità nel territorio per dare un futuro al Nord Ovest».   

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