Sassari, sparatoria a San Donato: senegalese condannato
All’imputato inflitti due anni di reclusionePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Due anni di reclusione. È la condanna inflitta, oggi in tribunale a Sassari, contro un 48enne senegalese, accusato di aver sparato uno o più colpi di pistola verso l'abitazione di un cittadino nigeriano, il 19 ottobre 2023, in via San Donato.
L'episodio destò grande scalpore al tempo, anche perché avvenuto a pochi metri da una scuola dell'infanzia del centro storico, e portò all'arresto dell'extracomunitario, da tempo in carcere.
Oggi la pm Maria Paola Asara, durante la sua requisitoria, ha riferito di non trovare sussistente l'accusa di tentato omicidio ritenendo invece provate le altre contestazioni: porto d'arma clandestina- un revolver calibro 38 con la matricola abrasa- porto di munizioni e di ricettazione. La magistrata ha ricordato come un appuntato dei carabinieri, nell'immediatezza dei fatti, aveva rincorso l'imputato da via San Carlo all'Archivolto Biddau, vedendolo mentre tentava di nascondere l'arma. Una pistola che, tra l'altro, aveva altri proiettili nel caricatore pronti per essere esplosi.
«Si è trattato di una condotta criminale molto grave, e qualcuno avrebbe potuto rimanere ucciso», ha dichiarato. Soffermandosi poi anche sui precedenti del 48enne, dallo spaccio alle lesioni, oltre al fatto che, già il giorno dopo l'accaduto, era evaso dai domiciliari. Stigmatizzando anche come «fantastiche» le spiegazioni dell'uomo, che aveva detto di aver trovato la pistola in un vaso di fiori. Per tutti questi motivi ha sollecitato una pena di 6 anni, tenendo conto anche dell'aumento per la recidiva e la continuazione, e chiedendo infine che l'uomo venga espulso dal territorio nazionale.
L'avvocato della difesa, Giuseppe Onorato, ha sostenuto che non ci sono prove sulla responsabilità del suo cliente e che sia stato lui a sparare, non essendo stati fatti gli esami dello stub e delle impronte. In più le due ogive rinvenute non dimostrerebbero che siano quelle sparate dal revolver. Lo stesso imputato, al termine della discussione, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee affermando di essere innocente. La sentenza è stata emessa dal collegio, presieduto da Monia Adami, a latere Sara Pelicci e Stefania Mosca-Angelucci.
