Sassari, Sardegna al Centro 2020: «Ritardi del Comune nelle opere finanziate dal Pnrr»
Il rischio è che svaniscano le finanze stanziate e che sia il Comune poi a doversi fare carico di opere lasciate a metàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
A che punto della notte si trova il Pnrr a Sassari? Secondo Sardegna al Centro 2020 la situazione è allarmante.
Nella conferenza stampa di oggi, convocata all’hotel Da Vinci, hanno illustrato i dati ricavati da un accesso agli atti da cui emerge, sostengono, che i 36 progetti finanziati con 62 milioni di euro, quasi 56 con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono al 27% dei pagamenti.
«Ci sono cantieri ad appena il 9 per cento come quello del palazzetto di via Kennedy - riferisce Giuliana Fodde, esponente del coordinamento del partito - o a poco più del 3 per gli edifici di via Zara». Proprio dalla rescissione del contratto con l’azienda siciliana, incaricata di lavorare su ala vecchia e nuova delle due costruzione, è partita la ricerca di risposte.
Nel prospetto fornito da “2020” si legge che, solo per citarne due, il Polo montessoriano si trova al 16% e quello sul rafforzamento della mobilità sostenibile a poco più del 15%. «E il traguardo del 30 giugno 2026 - dichiara Manuel Alivesi, coordinatore metropolitano del movimento - previsto dal Piano per la conclusione degli interventi, ci sembra a questo punto improbabile».
Un problema in realtà in comune con tanti altri enti locali della penisola che pagano ritardi nei vari cantieri. «Ho presentato un’interpellanza - afferma Alessandra Corda, capogruppo di “Sardegna al Centro” in consiglio comunale- in cui chiedo cosa si intenda fare per evitare l’eventuale perdita di questi lavori».
Il rischio è che svaniscano le finanze stanziate e che sia il Comune poi a doversi fare carico di opere lasciate a metà. «Suggeriamo allora - continua Alivesi - che si possa attingere al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione».
Uno strumento da salvataggio per consentire, sostengono, la prosecuzione dei lavori. La speranza alternativa viene dall’Europa che, si spera, conceda una proroga venendo incontro agli enti in difficoltà.
