Sassari, il sindacato Anief: «Mobbing e burnout nella scuola»
Ogni settimana docenti parlano di condotte vessatorie da parte di dirigenti e colleghiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Scuola sull’orlo di una crisi di nervi a Sassari. Al pari del resto d’Italia pure il capoluogo turritano riflette il contesto di criticità della didattica e, soprattutto, quello vissuto da chi lavora in prima linea, come gli insegnanti. Mobbing e, in particolare, il burnout sono i fenomeni denunciati dai docenti che risaltano con evidenza nella fotografia scattata dal sindacato Anief, che tutela insegnanti e formatori, e dal suo presidente provinciale, l’avvocato Marcello Frau.
“Ogni settimana- riferisce il legale- vengono da noi lavoratori che sostengono di soffrire condotte vessatorie da parte del dirigente scolastico e, molto più di rado, dai colleghi”. Un reato molto difficile da dimostrare in tribunale perché, rimarca Frau, “tocca al lavoratore l’onere della prova”. In generale si lamenta di patire un declassamento, di venire marginalizzati e di subire sanzioni definite “esorbitanti”. Con le ricadute del caso sugli avanzamenti di carriera, sugli stipendi e che, con il personale Ata, possono portare pure alla sospensione. “Servono però prove documentali e testimonianze dei colleghi che non è facile ottenere, a meno che il collega non sia in pensione o trasferito”.
Per questi motivi spesso Frau sconsiglia di fare causa anche perché, nel caso si perda, si è poi costretti a pagare le spese. “Ma non poche volte la percezione di essere mobbizzati è figlia del burnout”, sostiene l’avvocato, referente di un sindacato che in provincia ha 1300 iscritti sui 3mila dell’isola e ha una crescita record in percentuale rispetto anche al resto d’Italia. Il burnout nasce quando lo stress psicofisico ha superato il livello di guardia, causato dai sovraccarichi di lavoro. “Stai male, devi trovare una ragione al tuo malessere e la imputi magari al dirigente scolastico”. Il quale, tanto quanto gli insegnanti, è sommerso dalla burocratizzazione che affligge la scuola dove, in Sardegna soprattutto, pende la mannaia del dimensionamento per la mancanza dei numeri necessari di iscritti che, salvo deroghe, ammonta a 916 per istituto. “E così capita che il dirigente non parli coi docenti perché proprio non ha tempo ma così viene a mancare il dialogo”.
Lo stesso corpo insegnante ha visto mutare negli anni il suo compito: “Un tempo si faceva didattica e basta, oggi ti fai carico di una classe con varie problematicità, incluse quelle legate agli alunni con la 104, i Disturbi specifici di apprendimento (Dsa) e i Bisogni educativi speciali (Bes)”. “Facciamo troppe cose e non resta il tempo per i compiti e per il preparare le lezioni”, è la denuncia più frequente. Nel quadro generale di esaurimento va incluso il fattore “genitori” che, sempre più spesso, protestano e minacciano ricorsi per i voti dei figli. “Il risultato- rimarca Frau- è che per evitare il problema si tende ad assecondare le famiglie”. Tirando le somme fare l’insegnante è a tutti gli effetti una professione usurante. “A livello nazionale abbiamo lanciato una petizione, raccogliendo migliaia di firme, per chiedere che venga riconosciuto come tale. Lo scopo è anche quello di arrivare a un’anticipazione pensionistica con il riscatto degli anni di laurea”. Saltando così ulteriori quattro anni di insegnamento, che possono fare la differenza in una scuola sempre più difficile da sostenere per coloro che la tengono in piedi.
