«Ci sentiamo coinvolti al 200 per cento». Impossibile essere Guardian Angels, a Sassari come in questo caso, o nelle 380 città del pianeta dove è attiva l’associazione di volontariato, senza l’empatia. Verso tutti coloro che vivono per strada, o che si recano nel dormitorio comunale maschile di via Ardara 8, gestito dagli “angeli”, in cerca di uno dei 21 posti letto dello spazio, di una cena, fornita dalla Caritas, e della colazione. «Da quando il Comune ha aperto la struttura nel dicembre 2024 - riferisce Stefania, vicepresidente e responsabile organizzativo, ribattezzata “Diana” da operatrice - abbiamo accolto circa 200 persone».

Dalle storie diverse ma tutti accomunati dal non avere una casa. E i motivi possono essere i più disparati, dalla separazione alla scelta di vita ai problemi in famiglia all’essere un migrante giunto in una terra sconosciuta. «Hanno dai 20 ai 60 anni circa ma è venuto anche un 83enne». Tanti soffrono di tossicodipendenza, talvolta di alcolismo, altri hanno il lavoro e non l’abitazione, diversi attraversano un momento di difficoltà che può preludere a una caduta verticale. «Quando si vive per strada - spiega Gavino, il presidente, rinominato “Zagor” - basta poco per cominciare a bere».

E per il pernottamento un aiuto può venire dal dormitorio che, grazie a Palazzo Ducale, consente di attivare una rete coi servizi sociali e la cooperativa Ali. Ma cosa bisogna fare per accedere a via Ardara? «Basta presentarsi qua - continua Zagor - Ci sono però delle regole da rispettare. Non si può arrivare dopo le 21.30 perché alle 22 si dorme, in considerazione del fatto che chi viene qui ha trascorso la giornata per strada ed è stanco». Necessaria poi la doccia e un comportamento consono, e non sempre succede. «All’inizio era una guerra», afferma. Il vetro infranto all’ingresso ne è una testimonianza, rotto da una persona che ha reagito con violenza all’essere allontanato, uno dei sei in 20 mesi, a causa dell’ennesima intemperanza.

«Alla fine - traccia un bilancio Diana - è andata però meglio di quanto ci aspettassimo. Loro ci ringraziano per quanto diamo». «Lo facciamo - aggiunge Carla, “Luce”, coordinatrice - perché non restiamo indifferenti». E riferisce, come gli altri, dei casi limite, da chi preferisce vivere in capanne impraticabili a coloro che non tollerano le regole. «Noi li sosteniamo fin dove ce lo permettono», chiarisce. Con il lavoro per strada, che a breve riprenderà con il sostegno per i senzatetto, o appunto lo stanzone di via Ardara, che rappresentano un contributo importante per intervenire sul disagio. «E - rimarca Luce - che il Comune abbia dato questo spazio non è affatto scontato». Intanto si chiede ai cittadini una mano per alcuni prodotti, come quelli per l’igiene intima, mutande e calze, oppure asciugamani e lenzuola, oltre alle scarpe. «Il bene fa bene», dice Diana e una donazione allontana l’indifferenza.

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