Su ballu tundu a concludere, oggi a Sassari in piazza d'Italia, lo sciopero proclamato dall'Usb e che ha visto la partecipazione di altre 16 realtà del territorio. Un migliaio circa i partecipanti alla iniziativa in cui sono stati scanditi i motivi della protesta, dal caro vita e dal caro benzina, fino alle criticità dell'isola, dalle servitù militari al "colonialismo energetico".

Con uno sguardo ampio rivolto alle radici della depressione economica vissuta nell'isola che, secondo i promotori, scrivono nella nota, «non è un effetto collaterale delle crisi economiche, ma dalla funzione che ha la Sardegna nel contesto statale italiano».

Critiche in questo senso sia allo Stato centrale, ma anche alle giunte regionali, di qualsiasi colore politico. Per il comitato promotore queste opererebbero, riferisce il comunicato, «come classi dirigenti comode e subordinate, vassalle degli interessi estranei a quelli del Popolo, riducendo la Sardegna a terra di conquista».

A promuovere la manifestazione sono stati Gioventude Noa de Sardigna, Usb Sardegna, Cdeps - Assemblea studenti per la Palestina, A Foras, contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, Resiste Sassari, Centro Studi MamaTerra, Sardegna Rossa, Ponti No Muri, Arci Nord Sardegna, Mos Movimento Omosessuale Sardo, Ti-De teatro, GenerAlternative, Emergency, Circolo Prc Lidia Menapece, Comitato Fermiamo la Guerra Sassari.

© Riproduzione riservata