Sassari e il cantiere del Palazzetto, i residenti: «Ci stanno chiudendo in una prigione»
Le critiche degli storici abitanti di via Kennedy al nuovo edificio in costruzione: «Sradicati tutti gli alberi». E qualcuno medita di sporgere denunciaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
“Siamo in prigione”. Tonino Bullitta e Giovanna Senes, sposati da 56 anni, vivono dal 1977 in via Bellini 23 a Sassari dove, per quasi mezzo secolo, aprendo la finestra che dà su via Kennedy, hanno visto decine di alberi, tra cui cachi, arance e nespole. “Adesso non c’è più nulla - raccontano - A parte gli ulivi hanno sradicato tutto. Sembrava di sentirle gridare, quelle povere piante”.
Era il 28 marzo 2025, l’inizio del disboscamento, e il giorno in cui marito e moglie apprendono che proprio lì sta per nascere qualcosa di imprevisto per entrambi: “Nessuno, in tutti questi anni, si è preoccupato di avvertire i residenti”.
Al posto della vegetazione adesso ci sono infatti le mura del palazzetto sportivo in costruzione, che potrà ospitare fino a 2mila persone per eventi di pallavolo, pallamano e futsal. E dal salone ora la vista dà proprio su quelle pareti, pronte a superare 15 metri, e che incombono sulla palazzina dove abitano otto famiglie.
“Ci hanno privato di sole, aria, e qualsiasi veduta - denunciano i residenti - Togliendo al rione un polmone verde”.
È la conseguenza dell’opera finanziata coi fondi Pnrr, ministeriali e del Comune, per quasi 5 milioni di euro. Voluta dalla precedente giunta Campus, e adesso portata avanti da quella del sindaco Giuseppe Mascia, atterra pian piano - tra ritardi e stop ai lavori - nel quartiere di Latte Dolce. Proprio di fronte agli appartamenti degli abitanti, e dei due coniugi, che non ci stanno. “Contesto- riferisce l’83enne Bullitta, sassarese, geometra in pensione- che non hanno rispettato la distanza di 10 metri dalla parete finestrata e che ci saranno problemi con le uscite di sicurezza”.
“Dipingeranno poi le pareti di arancione - prosegue Senes, ex dipendente del Palazzo Rosa e originaria di Cossoine - trasformando la casa, d’estate, in un forno”.
Per la coppia il cantiere ormai non ha segreti, basta affacciarsi dal balcone. “Abbiamo visto perdite d’acqua per mesi. Qua sotto passa una sorgente e il problema si ripresenterà. Altro che Abbanoa”. Le previsioni sono fosche per i futuri parcheggi e la gestione del traffico, che andrà rivista se, come spera l’amministrazione comunale, arriveranno migliaia di spettatori. Ma da questo traguardo siamo ben lontani perché non è certo che il cantiere si concluda per dicembre 2026, termine ultimo da cronoprogramma.
Intanto Tonino e Giovanna hanno ben poche speranze di ritrovare il sole visto per 50 anni dalla finestra. “Ci hanno detto che è un’opera pubblica e non possiamo farci niente”. Tonino in realtà medita di fare una denuncia in procura per fermare tutto. Nel frattempo ricordano quello che per loro rappresenta una beffa, oltre al danno. “È venuto un tecnico a dirci che la casa così acquisterà valore. Ma chi se la dovrebbe comprare una prigione?”
