Sassari, dà uno schiaffo alla figlia 11enne e finisce a processo: assolta
Una vicenda giudiziaria che vedeva imputati, per abuso dei mezzi di correzione, due genitori dell’hinterlandPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Uno schiaffo e tre anni di processo. Si è conclusa oggi, in tribunale a Sassari, una vicenda giudiziaria che vedeva imputati, per abuso dei mezzi di correzione, due genitori dell’hinterland.
L’episodio, ripercorso in discussione dalla pm Alessia Sanna e dall’avvocato della difesa, Gaetano Paoletti, ha inizio quando nel 2023 la figlia 11enne della coppia viene messa in punizione dai familiari per aver perso due volte di seguito le chiavi di casa. Il castigo consiste nell’aspettare in camera prima che sia pronta la cena. Nulla di drammatico, in apparenza, ma per la giovanissima l’attesa imposta fa detonare una reazione violenta. Sfogata in un foglio dove scrive una serie di pesanti insulti, rivolti al padre e alla madre, e che pronuncia ad alta voce.
A quel punto la mamma fa partire un ceffone che, il giorno dopo a scuola, innesca un’altra reazione, stavolta a catena e degli adulti. Perché, come ricorda il legale della difesa, la bambina non vuole fare il compito in classe e si giustifica con un malessere provocato dal fatto che la madre l’avrebbe picchiata. E l’ecchimosi sulla guancia, dovuta al fatto che la donna portava un anello quando ha mollato la sberla, testimonia la supposta aggressione ai danni della presunta vittima. Personale Ata, insegnante di sostegno, altre figure scolastiche, perfino il comandante della stazione dei carabinieri, presente nell’istituto per una lezione sulla legalità, danno allora vita a una risposta di supporto per la giovanissima con tanto di ambulanza, accuse da “codice rosso”, e il timore di un insospettabile regime vessatorio tra le mura domestiche.
La valanga si autoalimenta e non si ferma più esplodendo in una denuncia, finita al Tribunale dei minori, che ha portato a relazioni mediche e al coinvolgimento dei servizi sociali. Un lungo iter di monitoraggio delle autorità che si sgonfia all’improvviso con una archiviazione, «vista l’assenza - ricorda l’avvocato Paoletti - di gravi pregiudizi contro i familiari». Rimaneva in piedi il procedimento penale, dove a testimoniare, nel corso delle udienze, sono stati anche gli stessi insegnanti e l’organico scolastico, che hanno negato ogni addebito a carico dei genitori. E mentre la pm ha sollecitato quattro mesi di reclusione, la giudice Antonietta Crobu ha disposto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
