Tre anni e un mese per il tentato omicidio del padre. Questa la decisione del gup Sergio De Luca in sede di abbreviato, ieri in tribunale a Sassari, nei confronti di un 28enne sassarese. All’inizio dell’ottobre 2024 l’allora 26enne trascorre una giornata in tranquillità al mare con il genitore e il fratello. Ma appena ritornano in città, nel quartiere di Monte Rosello, si mette alla guida di una Clio e accelera d’improvviso verso il padre, colpendolo alle gambe per poi finire contro un muretto.

Scende subito dopo dall’autovettura brandendo un martello con cui cerca di aggredire l’uomo venendo però disarmato dal fratello. Ed è lui stesso a chiamare i soccorsi sostenendo di aver reagito perché era convinto che il padre lo volesse uccidere. Il giovane nutre questa ossessione, come ha riferito ieri in discussione l’avvocata della difesa, Paola Bellu, culmine di una condizione psicologica complessa che lo aveva portato a frequentare il centro di salute mentale dove gli era stata diagnosticata una patologia.

L'avvocata Paola Bellu (foto Floris)

La legale rimarca anche le modalità di quanto accaduto due anni fa, dichiarando che, a suo parere, la contestazione avrebbe dovuto essere lesioni. Infatti il percorso compiuto dall’autovettura per arrivare alla parte offesa era stato di pochi metri - la prognosi era stata di 5 giorni - e, secondo Bellu, era in ogni caso assente l’elemento psicologico. Il procedimento, partito d’ufficio e senza la denuncia del padre, ha visto anche la produzione di una perizia psichiatrica sull’imputato in cui lo si era ritenuto capace di intendere e di volere. Al termine della trattazione il pm Giovanni Porcheddu ha sollecitato una condanna a 4 anni e 8 mesi riconoscendo però il pentimento da parte del 28enne, che ha trascorso un anno in custodia cautelare, e ritenendo prevalenti le attenuanti sulle aggravanti. Alla fine il giudice ha deciso, come scritto, per 3 anni e 1 mese. L’avvocata della difesa potrebbe presentare ricorso una volta lette le motivazioni della sentenza.

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