Il Comune di Castelsardo ha consegnato i lavori per valorizzare il sito Unesco della Roccia dell’Elefante, con l’obiettivo di rendere fruibile il monumento in totale sicurezza.

Nei giorni scorsi sono cominciati gli interventi Anas spa, allontanando la carreggiata bitumata dal sito, attualmente soggetto alle sollecitazioni del traffico che transita a pochi centimetri dall’Ipogeo. Lo spazio interposto tra la strada e il monumento sarà pari a circa 4,50 metri. Tale spazio sarà utilizzato dall’amministrazione comunale per valorizzare l’area. Il progetto finanziato con risorse pari a 300 mila euro dalla Rete Metropolitana del Nord Sardegna e un ulteriore somma di 150 mila da parte del Comune di Castelsardo è stato redatto dall’architetto Salvatore Masala, con responsabile unico del procedimento l’architetto Nadia Achenza, un piano in cui è prevista la realizzazione di un percorso pedonale, delimitato da staccionate in legno; l’impianto di illuminazione per il camminamento pedonale, l’inserimento di specie arboree e arbustive autoctone; arredo urbano.

«Si è appena concluso il rilievo tridimensionale dell’ipogeo, oltre alla verifica della possibile presenza di pigmentazioni e decorazioni delle camere, interventi del Ministero della Cultura e della Direzione Regionale dei Museo», ha precisato la sindaca Maria Lucia Tirotto. «Con delibera di giunta regionale del luglio 2025, il Comune di Castelsardo riceverà 500 mila euro per la conservazione, messa in sicurezza e accessibilità dell’Ipogeo - aggiunge Tirotto -. Abbiamo in corso l’idea progettuale di valorizzare e rendere fruibile anche a persone con disabilità tutto l’areale della Roccia dell’Elefante che nel raggio di poche centinaia di metri si trovano il Nuraghe “Paddaggiu “, la Domus Dejanas di “Scala Coperta “, i bunker militari dell’ultimo conflitto mondiale».

La Roccia dell’Elefante dal 12 luglio 2025 è patrimonio Unesco. Idea progettuale del 2017 già del sindaco di allora Franco Cuccureddu che venne coinvolto dalla professoressa Giuseppa Tandagià archeologa. Un iter durato 7 anni, promosso dal Cesim, costruendo il dossier di candidatura e l’iscrizione alla Tentative list Unesco, con le Soprintendenze e Direzione Regionale Musei. La Roccia dell’Elefante, un enorme masso di trachite e andesite, modellato dal tempo fino ad assumere la forma animalesca, custodisce al suo interno due Domus de Janas, scavate su livelli differenti, probabilmente tra il 3200-2800 a.C. che raccontano tracce tangibili, la vita dei sardi nell’era preistorica del Neolitico.

«Nel territorio di Castelsardo abbiamo un patrimonio archeologico che spazia dall’ antica civiltà nuragica fino all’età contemporanea - ha spiegato l’assessore ai Beni Archeologici Christian Speziga - . Esplorare, conoscere i beni culturali - archeologici del nostro territorio, significa immergersi in una dimensione senza tempo, dove ogni pietra, ogni luogo racconta una storia che rappresenta anche una risorsa fondamentale per la economia locale, la valorizzazione di questi siti, luoghi contribuisce alla preservazione del patrimonio culturale e favorisce tutte quelle attività legate al turismo, come artigianato, ristorazione e ospitalità». 

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