Nel pieno del dibattito sulla riforma della governance dei parchi regionali, l’associazione “Punta Giglio Libera - Ridiamo Vita al Parco” interviene con una dura presa di posizione contro la politica algherese, accusata di concentrarsi sugli equilibri di potere anziché sulla salvaguardia del patrimonio naturalistico. «Dopo 27 anni il Parco di Porto Conte è ancora privo di un Piano definitivo. La riforma non diventi una spartizione di poltrone mentre gli habitat costieri rischiano l’estinzione».

L’associazione richiama il confronto con gli altri parchi sardi: Tepilora dispone di un Piano operativo dal gennaio 2025, Molentargius ha ottenuto l’approvazione definitiva nel dicembre dello stesso anno, mentre Gutturu Mannu ha adottato il proprio Piano a settembre 2026. Porto Conte, invece, resta ancora senza uno strumento di pianificazione definitivo. Nel mirino anche la mancata costituzione del Comitato tecnico-scientifico previsto dallo Statuto e le difficoltà che hanno caratterizzato l'attività dell'Assemblea del Parco.

«La politica locale ha mantenuto il monopolio decisionale, escludendo le competenze scientifiche a favore di logiche consiliari», sostiene il direttivo, ricordando anche la bocciatura del Piano dopo la presentazione di documenti all'ultimo momento.

Particolarmente preoccupante, secondo l'associazione, è il caso di Cala Porticciolo, dove la popolazione della specie protetta Anchusa crispa sarebbe passata da circa 500 esemplari adulti nel 2006 a 5-10 nel 2024, fino a nessun individuo rilevato nel 2025. Dati attribuiti al professor Farris dell'Università di Sassari e richiamati nell'istruttoria ambientale del Parco. Nonostante il rischio di estinzione locale segnalato, l'ente avrebbe rilasciato nel gennaio scorso il nulla osta alla prosecuzione delle attività turistiche, prevedendo prescrizioni e monitoraggi. «Nelle aree protette è la conservazione degli ecosistemi a dover determinare le condizioni della fruizione, non il contrario», sottolinea Punta Giglio Libera, che chiede alla Regione, al Comune e all'Ente Parco trasparenza sugli atti, tempi certi per l'approvazione del Piano, chiarimenti sulla mancata nomina del Comitato scientifico e verifiche sugli effetti delle attività turistiche negli habitat più fragili.

L'associazione non si oppone al superamento dell'attuale modello gestionale, ma sollecita una riforma che garantisca competenze scientifiche indipendenti. «La vera autonomia di Alghero si difende fondando le scelte su una politica alta, libera da spartizioni e alleata della scienza».

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