Un polmone verde per Sassari. È la Valle del Rosello dove un privato, il 73enne Andrea Oppia, medico sassarese in pensione, ha messo a dimora dal 2020 180 piante nel suo ettaro lungo via Sorso.

«Volevo recuperare quest’area», dichiara lui. E ai cinquemila metri quadri circa, ereditati dal nonno, che li aveva acquistati nel 1920, ne ha aggiunti altrettanti, lanciandosi in un’impresa coraggiosa perché l’Eden attuale, nel 2023, era compromesso dalla spazzatura.

«Fin dagli anni ’60- ricorda- la gente si è abituata a usare questo posto come un immondezzaio. Mezzo secolo fa vi si trovavano rifiuti del vicino mercato, dagli avanzi di pesce ai pezzi di carne insieme a tutto il resto che lanciavano in mezzo ai cespugli».

Un copione poco diverso più di recente quando, cominciato il repulisti nel 2023, è emersa una quantità impressionante di ingombranti, gli elettrodomestici su tutti, abbandonati dai soliti incivili in mezzo alla vegetazione: «Solo di bottiglie ne abbiamo raccolte 10mila».

In più gli anfratti del terreno, un ripostiglio per la legna e diversi spazi erano occupati da un gran numero di senzatetto, in particolare nigeriani, che ci vivevano usando materassi di fortuna, anche questi portati via a decine, e che impiegavano i rami come attaccapanni.

«Tra sgomberi e operazioni di pulizia - spiega - per finire ci è voluto almeno un anno». Ora l’ettaro di verde raccoglie lecci, carrubi, aceri, bagolari, elianti, più il frutteto, da 2mila metri quadrati, tra susine, mele giganti, uva, pompelmi.

Una riserva green che, come le altre vicine, potrebbe essere oggetto di opere legate al rischio idrogeologico. «Qua però di fiumi non se ne sono mai visti - puntualizza- e il rumore di acqua che si sente è quello delle fogne vicine. Dove sarebbe il fiume tombato?»

Ma proprio via Sorso fino a viale Sicilia, includendo altre proprietà private, più quelle del Comune, vedranno in futuro, come vengono chiamati nei documenti ufficiali, gli «interventi per il superamento delle problematiche idrauliche del canale coperto».

Al momento sono state assegnate da Palazzo Ducale soltanto le progettazioni e le tempistiche di eventuali lavori restano un’incognita. Rimane la certezza di un luogo che è anche memoria di un passato dove Sassari ospitava in quantità orti e concerie e l’acqua, così come oggi, era «l’oro bianco» grazie a cui si poteva vivere e lavorare.

Uno spazio dove vige l’assoluto divieto di costruzione perché, come dice Oppia, «bisogna smetterla con l’idea di una continua speculazione edilizia». L’ettaro green, insieme ai suoi fratelli vicini, rimane così un argine ai palazzi spuntati sui fianchi per km. «Questa è una zona sensibile», la definisce il medico. Su cui si giocheranno una parte dei destini ambientali di Sassari.

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