L’assessore Monagheddu: «Presentato un esposto in procura contro il regolamento Asl 1 Sassari»
«Chiediamo un regolamento unico per tutte le aziende sanitarie regionali»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Chiediamo un regolamento unico per tutte le aziende sanitarie regionali». L’istanza viene dall’associazione “Franco Monagheddu” che, dal 2021, lotta, scrivono sulle proprie pagine social, «per facilitare l’accesso alle cure senza condizionamenti economici e/o culturali».
Una missione ostacolata in più occasioni, come hanno riferito nei giorni scorsi in una conferenza stampa a Sassari. L’ultimo scoglio è quello della Asl 1 Sassari che, nel marzo 2025, ha licenziato «il regolamento per l’attuazione e l’applicazione della legge regionale 26/91». «Su alcune di queste norme - riferisce la presidente dell’associazione, Francesca Dettori - siamo in disaccordo. E per questo abbiamo presentato un esposto in questura e alla procura della Repubblica».
Nella denuncia si evidenziano nodi come quello riportato nel regolamento, al punto 7.1, sulla proposta sanitaria presentata dal paziente che deve ricevere le cure per la propria patologia fuori dai confini isolani. Questa, secondo il documento, deve essere «redatta da un medico specialista “nella patologia specifica”, non quindi da un medico di medicina generale o da un pediatra di libera scelta». «Osserviamo in proposito - ribattono i componenti della Monagheddu, che definiscono “illogica” la disposizione - che la legge parla di specialista e che la circolare regionale precisa: "competenti nella patologia specifica", senza escludere gli specialisti che svolgono attività di medicina generale. Pertanto ribadiamo che, per i pazienti in età pediatrica, la competenza sia in capo allo specialista in pediatria».
Su questo articolo sono già in corso dei contenziosi in tribunale che sta seguendo, per conto dell’associazione, l’avvocata Giacomina Sole, legale che finora ha vinto tutti quelli presentati. Si contesta poi che vengano escluse le proposte da eseguire in intramoenia, o il frazionamento degli importi da rimborsare in base al tempo di permanenza con riferimento a un caso specifico. Quando, si riporta nell’esposto, «l'utente debba soggiornare nei pressi dell'ospedale che lo ha in cura, con la finalità di ricevere assistenza tempestiva nel caso in cui si dovessero presentare complicanze derivanti dalla prestazione effettuata».
In questo senso vengono riportante delle sentenze favorevoli del tribunale del Lavoro e della Corte d’appello di Sassari. Sono diverse le contestazioni così come le testimonianze di chi, bisognoso di avere assistenza sanitaria fuori dalla Regione, va a sbattere contro la burocrazia. È il caso di Beatrice, 20enne della provincia sassarese.
«Fin da piccola - racconta - andavo per le cure all’ospedale Gaslini. Poi, divenuta maggiorenne, avevo chiesto il permesso per un’altra struttura, sempre a Genova». «L’autorizzazione per l’altro ospedale - continua Beatrice - mi hanno detto dall’Asl che è stata negata perché il permesso veniva da un medico non sardo». Versione che sarebbe stata smentita dall’Azienda. «Hanno dato il diniego ‘per altro motivo’”, aggiunge Dettori che rimarca: “Questo però va sempre specificato». Ma si tratta del resoconto flash di una delle tante esperienze con cui l’associazione Franco Momagheddu si rapporta ogni giorno per garantire il diritto alla salute.
