«Il mio fidanzato Johnny Depp ha bisogno di soldi»: truffe da un milione a Sassari
L’ampia casistica per estorcere soldi, dai finti avvocati alle trappole amorose: il racconto della Polizia PostalePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Oltre un milione di euro truffati con il trading online nel sassarese nel 2025.
Il dato è stato sottolineato in un incontro organizzato dal Lions Club di Monte Oro in Sala Angioy, nel Palazzo della Provincia a Sassari. Tema del convegno le cyber-truffe, le cui modalità sono state illustrate dal sovrintendente Antonio Polo e dall’ispettore Michele Delogu della Polizia postale con l’ausilio dell’avvocato Riccardo Frau, saggista giuridico.
Diversi i raggiri – è stato sottolineato – compiuti usando metodi come il phishing e lo spoofing, attuati al telefono e online oppure di persona come nel caso di chi si presenta a casa delle potenziali vittime fingendosi carabiniere o avvocato e pretendendo soldi sostenendo che i parenti sono in carcere.
Emerge una casistica che mette in luce l’abilità dei truffatori nell’agire sui punti deboli delle persone, lavorando sulla loro paura e ansia ma anche sull’avidità, spesso difficile da tenere a freno con il raziocinio.
Colpiscono le truffe amorose accadute di recente nella provincia sassarese, come la signora che ha lasciato la famiglia perché in contatto su Facebook con un uomo che si spacciava per l'attore Johnny Depp e che le aveva promesso di sposarla.
In cambio di soldi, sempre, anche la storia di un’altra donna che pensava di essere “fidanzata” con il cantante Francesco Renga o Can Yaman, l’interprete di Sandokan, e al primo aveva inviato 14mila euro perché «aveva detto che stava attraversando un momento di difficoltà».
Gli uomini cadono nella trappola allo stesso modo, anche loro legandosi a donne che presumono esistano, compagne remunerate con decine di migliaia di euro in altre regioni o addirittura continenti, con le quali si illudono di avere una storia.
In queste circostanze, viene rimarcato, nasce una “dipendenza affettiva” e si arriva ad annullarsi pur di mantenere quel rapporto.
Vi sono poi le truffe fatte usando numeri conosciuti, per esempio quello della questura o della banca, e in cui si ottengono spesso soldi, riuscendo a farsi dare dati sensibili.
«La banca però non chiederà mai il pin», avvertono i due agenti. Nessuno è immune dai tranelli, in particolare gli anziani ma anche chi dovrebbe avere gli anticorpi per sfuggire all’imbroglio, come nel caso dell’alto dirigente “derubato” di 100mila euro sul web.
I social continuano a essere l’esca preferita, con Facebook che attrae la categoria anagrafica dai 40 anni in su mentre Tik tok e Instagram vengono usati per accalappiare i giovani.
E proprio a proposito dei giovani si rende noto un altro inganno. Assunti per mettere like e condividere video, ricevono una paga concordata ma ne ricevono invece una molto superiore e viene detto loro che si tratta di un errore rimediabile spostando la cifra in altri conti. «Ma in quel modo - spiegano i poliziotti - si può finire incriminati per riciclaggio».
Ultima notazione negativa: i denari sottratti in modo illecito finiscono il più delle volte nelle criptovalute rendendo impossibile il recupero, anche per le forze dell’ordine.
