Follia nel carcere di Bancali, tre agenti feriti in pochi minuti: «Non ci servono medaglie, vogliamo rinforzi»
Due episodi distinti, quasi contemporanei, nelle sezioni Sai e Alta Sicurezza 2. E il Sappe torna a denunciare la carenza di organicoUno degli agenti aggrediti nel carcere di Bancali, a destra
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Giornata di follia oggi nel carcere di Bancali a Sassari. Tre agenti della polizia penitenziaria sono stati feriti nella Casa Circondariale, quasi in contemporanea, colpiti da alcuni detenuti nelle sezioni “detenuti comuni” e “alta sicurezza”. Ne dà notizia il Sappe che denuncia come la violenza di oggi rappresenti l’ennesimo campanello di allarme che, scrive in una nota, «non può più essere ignorato dall’Amministrazione penitenziaria». Il primo episodio ha avuto luogo, intorno alle 13.30, nella sezione Sai dove un detenuto, già conosciuto come protagonista di eventi critici, ha aggredito un poliziotto con un pugno all’occhio destro.
Dopo l’allarme via radio e l’arrivo dei rinforzi, nel tentativo di contenere l’aggressore, anche un secondo agente è rimasto ferito. Pochi minuti dopo, nella sezione Alta Sicurezza 2, due detenuti hanno avuto un alterco mentre uno rientrava dall’ora d’aria. Il fatto che uno si trovasse già nella cella, con il cancello chiuso, non è bastato a evitare che venissero lanciati degli oggetti rendendo la situazione ancora più rischiosa. L’agente intervenuto per fermare lo scontro è stato afferrato al collo, riportando escoriazioni. Tutti i poliziotti coinvolti in quanto accaduto sono stati accompagnati al Pronto Soccorso per gli accertamenti sanitari.
«Quello che è accaduto a Bancali è inaccettabile e non può essere considerato normale amministrazione – denuncia Donato Capce, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria -. Due emergenze in pochi minuti, in reparti diversi, con agenti aggrediti e feriti: questa è la realtà quotidiana della Polizia Penitenziaria, costretta troppo spesso a fronteggiare la violenza con organici insufficienti e senza strumenti adeguati di autotutela». «È finito il tempo delle pacche sulle spalle e dei ringraziamenti di circostanza – attacca il leader del Sappe -. Ai poliziotti penitenziari non servono medaglie dopo essere stati aggrediti: servono strumenti per non essere aggrediti e per potersi difendere. L'Amministrazione deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle condizioni nelle quali manda il proprio personale a lavorare».
«Bancali - aggiunge Antonio Cannas, delegato nazionale del Sappe per la Sardegna - è ancora una volta il simbolo di una situazione che non può più essere tollerata. Pochi agenti sui reparti, emergenze che si susseguono e detenuti che possono trasformare in pochi secondi una situazione ordinaria in un grave problema di sicurezza. Gli agenti non possono essere lasciati soli e mandati allo sbaraglio».
Si chiedono interventi immediati. «Servono rinforzi effettivi, una gestione diversa dei detenuti più problematici e soprattutto la dotazione urgente di adeguati strumenti di autotutela, affinché il personale possa intervenire senza essere costretto a mettere a repentaglio la propria incolumità fisica. Non è accettabile che un poliziotto debba affrontare un’aggressione senza disporre degli strumenti necessari per proteggersi». «Il Governo e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria devono decidere se vogliono davvero difendere chi difende lo Stato – conclude Capece -. Perché oggi la Polizia Penitenziaria viene ancora una volta aggredita mentre svolge il proprio lavoro. E non è più accettabile che la risposta arrivi soltanto dopo. Servono uomini, organizzazione e strumenti di difesa adesso, non dopo la prossima aggressione e soprattutto non dopo il prossimo ferito grave».
