Famiglia di Gaza non riesce a raggiungere Sassari: «Il Governo dia risposte. Rischiano di morire»
La battaglia di un parente residente in Sardegna per consentire a padre, madre e due figlie di lasciare la Striscia: «Vittime anche della burocrazia»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Intrappolati nell’inferno di Gaza senza riuscire a raggiungere Sassari.
Una famiglia gazawa, marito, moglie e due bambine, di 7 e 5 anni, con un terzo figlio in arrivo, attende da un anno che l’ambasciata si attivi per l’espatrio chiesto dal fratello del primo.
«Possono morire in ogni momento», dichiara quest’ultimo, Wasim Alkahlout, dipendente della questura di Sassari e cittadino italiano. Il suo legale, Andrea Devoto, battaglia da un oltre un anno per salvare le vite del quattro con una serie di istanze e cause.
Il Tribunale Ordinario di Roma, con una pronuncia dello scorso novembre 2025, ha disposto il rilascio dei visti ma il Consolato si è detto disposto a consegnarli soltanto tramite un delegato. Soluzione che non può portare all’uscita dalla Striscia, anche perché, questo secondo passaggio, viene ritenuto dall’organo italiano questione separata dalla precedente.
Di fatto una beffa per i palestinesi, vittime sia del conflitto che della burocrazia, e il cui stato, riferisce l’avvocato, «permane di eccezionale vulnerabilità». E lo è dal periodo seguente al 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas nel territorio di Israele.
La reazione dello Stato mediorientale si è concentrata in particolare sulla Striscia di Gaza, con conseguenze sui suoi cittadini e per la famiglia, costretta a vivere nel terrore. «Da allora - spiega Wassim - i miei sono in fuga perché non è rimasto in piedi più nulla». Abitazione polverizzata, nessuna risorsa, esodo forzato e traumi profondi, soprattutto per le piccole. «Tante volte, in cerca di un rifugio, hanno dovuto calpestare i cadaveri dei palestinesi morti nei bombardamenti».
Al momento si trovano in quel che è rimasto di una casa, il cui tetto sta per crollare, nel quartiere “Al Nasr”, “Vittoria”, nome del tutto incongruo vista la situazione. Tra cibo scarso, acqua ai minimi termini, topi e serpenti e sonagli la quotidianità rappresenta un incubo, il cui esito più temuto è quello di finire polverizzato tra le macerie. «Nelle videocall mio fratello Mohammed mi supplica di salvarlo. Io sono impotente, non so più cosa dirgli».
Sul caso è stata depositata di recente una interrogazione parlamentare, il cui primo firmatario è il deputato cinquestelle Mario Perantoni, insieme ai colleghi del Movimento Stefania Ascari e Francesco Silvestri. «Il governo deve dare risposte e anche in fretta», attacca il primo. Anche perché ormai il problema, sottolinea Devoto, «non è più amministrativo ma politico».
Intanto le due bambine cercano di imparare l’italiano ascoltando I Ricchi e i Poveri e “Sarà perché ti amo”. La colonna sonora che scorre insieme ai sibili e alle deflagrazioni dei missili.
